Cronaca / Soldi

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Due concessionari ‘pulivano’ e rivendevano le auto rubate

Autovetture clonate, operazione della Gdf a Caserta e Torino


Autovetture clonate, operazione della Gdf a Caserta e Torino
23/11/2009, 19:11

CASERTA – Si procuravano vetture rubate, copiavano targhe e ribattevano telai: una vera e propria ‘clonazione’, che si concludeva con la vendita, con tanto di documenti apparentemente in regola, a terze persone ignare di tutto. Il sistema è stato scoperto e smantellato dalla Guardia di Finanza di Caserta, che ricostruendo l’organizzazione è riuscita a stanare chi tesseva i fili: si tratta di V. V., 31enne di Aversa (Caserta) e di A. P., 47enne, entrambi proprietari una concessionaria d’auto, rispettivamente a Caserta ed a Torino. L’operazione, denominata “Out in sixty seconds”, dalla velocità con cui le auto venivano rubate, è stata avviata nel 2008 con il coordinamento della Procura di Santa Maria Capua Vetere. Le indagini sono scaturite da un controllo effettuato da una pattuglia dei Baschi Verdi di Aversa in seguito a un sequestro di un automezzo risultato rubato. I due concessionari, hanno ricostruito i finanzieri, si procuravano, scegliendo a caso, i numeri di targa di vetture dello stesso tipo e modello di quelle rubate. Successivamente procedevano ad effettuare delle visure al Pra per individuare le generalità dei legittimi proprietari e i dati tecnici delle auto da `clonare'. Venivano poi contraffatte le targhe, ribattuti i numeri di telaio e redatte false denunce di smarrimento a nome dei legittimi proprietari delle automobili, presentandosi anche presso i locali commissariati di polizia con documenti fasulli. Gli stessi documenti venivano utilizzati anche per richiedere all'Aci di Caserta i duplicati dei certificati di proprietà. Una volta ottenuti i documenti dei veicoli, V.V. redigeva falsamente la trascrizione degli atti di vendita dei mezzi clonati, trasferendone la proprietà al suo complice foggiano, ma domiciliato nel capoluogo piemontese, con l'emissione di fatture false. Le automobili in questo modo apparivano ‘pulite’ e di proprietà di A. P., che poteva venderle a un prezzo inferiore rispetto alle quotazioni ufficiali delle automobili usate.

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di Nico Falco
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