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Violento attacco da parte del giornale della Cei

Avvenire: l'Aifa composta da "pilati incompetenti"


Avvenire: l'Aifa composta da 'pilati incompetenti'
03/12/2009, 11:12

ROMA - Pesante attacco della Cei, attraverso un editoriale dell'Avvenire, contro l'AIfa (Agenzia Italiana del Farmaco), rea di non avere preso posizione, come pretendeva il Ministro del Welfare Maurizio Sacconi, sulla presunta obbligatorietà del ricovero in ospedale per le donne che decidono di abortire utilizzando la RU486. L'editoriale già dal titolo "Pilati incompetenti" mostra il punto di vista dei vescovi. E definisce la risposta dell'Aifa - che aveva rimandato la decisione sul ricovero a governo e Regioni - "medicalmente pilatesca, quando e' noto che in un alto numero di casi la somministrazione del farmaco abortivo da' luogo a emorragie e problemi, anche gravi, che la donna non dovrebbe trovarsi ad affrontare da sola (cosa del tutto falsa, in quanto emorragie e problemi avvengono, ma in un numero di casi estremamente ridotto; tanto che all'estero i medici si limitano a dare il proprio numero di telefono alle pazienti, per le emergenze, ndr)". Inoltre poi Marina Corradi, estensore dell'editoriale, sottolinea come "il garbato declino di responsabilita' dell'Aifa portera' come risultato a lasciare che le donne, ottenuta in fretta una pillola, abortiscano sole a casa loro, sara' nei fatti e idealmente, rispetto alla legge, un passo indietro, un venire meno a quello 'sfavore' all'aborto che pure tra le righe del testo della 194 si avverte. Una scelta pragmatica, utile ai conti delle Asl; una scelta utilitaristica in linea con l'individualismo che ci domina: fare in fretta, senza nemmeno aspettare o aspettarsi l'aiuto di qualcuno. Abortire da sole, creando meno problemi possibile. E pazienza se a qualcuna magari andra' male".
Visto che la pillola RU486 è usata in oltre 50 Paesi nel mondo, e in nessuno di essi si pratica il ricovero ospedaliero, dobbiamo pensare che in tutti questi Paesi c'è il completo disinteresse dei medici per le pazienti?

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di Antonio Rispoli
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