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Appello per una nuova stagione d’impegni

Bagnasco: “Più cattolici in politica”


Bagnasco: “Più cattolici in politica”
10/08/2012, 12:28

GENOVA - In politica “i cattolici siano  sempre più numerosi e ben formati”. In questa fase travagliata “è doveroso che, nella vita pubblica, i cattolici siano sempre più numerosi e ben formati, come da tempo esortano Benedetto XVI e i vescovi italiani”. Sono queste le parole del presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco, che ha voluto lanciare un appello per una nuova stagione di impegno dei cattolici nella vita pubblica nell'omelia tenuta a Genova in occasione della festa di San Lorenzo.
“La loro presenza - ha ricordato - non è codificata in formule specifiche, fatta salva la consapevolezza che sui principi di fondo non si può mercanteggiare, che i valori non sono tutti uguali ma esiste una interna gerarchia e connessione; che l'etica della vita e della famiglia non sono la conseguenza ma il fondamento della giustizia e della solidarietà sociale; e fatta salva la memoria delle esperienze pregresse. Non basta la testimonianza cristiana come a volte si pensa, è necessaria anche la parola chiara e coraggiosa che accompagna l'agire e ne illumina il significato. La testimonianza da sola, infatti, proprio perché anticonformista, può essere considerata una stranezza. La parola forte del martire, invece, illumina il perché di uno stile controcorrente non per singolarità o smania eccentrica, ma per fedeltà al Vangelo.”
Bagnasco ha voluto ricordare il martirio del Santo che preferì donare tutti i beni della Chiesa ai poveri piuttosto che consegnarli all'imperatore, sottolineando che “la specifica presenza e la principale rilevanza del cristiano nella storia sta nella scelta di Lorenzo di non rimanere in silenzio: Il suo martirio, infatti, è profezia, cioè annuncia una verità che è al di sopra, e che precede l'autorità umana e il conformismo dominante. Nel ‘non serviam’ all'imperatore, egli dice che quel modo di fare è vecchio e superato; dice che una realtà nuova è apparsa e che, nonostante la prevaricazione, il nuovo mondo ha già vinto anche se ora soccombe. Egli non voleva difendere le ricchezze della Chiesa- senza le quali peraltro non si può aiutare nessun bisognoso!- ma la libertà della Chiesa per la sua missione di salvezza”.
“Quando la verità è annunciata - ha concluso il presidente della Cei - allora i potenti della terra - anche se discordi e contrariati - sono richiamati al loro alveo di azione, sentono che il loro potere non e' illimitato e arbitrario fino a sovvertire la natura delle cose, ma deve rispondere al giudizio degli uomini, nonché a quello di Dio. Così è stato nella vicenda di San Lorenzo, paladino non di un pauperismo ante litteram, ma della missione libera della Chiesa verso tutti, a cominciare da chi e' in maggiore difficoltà”.

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di Erika Noschese
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