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Silvestrini chiede aiuto a Napolitano

Bagnoli: Città della Scienza in crisi per mancanza di finanziamenti


Bagnoli: Città della Scienza in crisi per mancanza di finanziamenti
02/09/2010, 16:09

NAPOLI - Nel consiglio d'amministrazione della Fondazione Idis-Città della Scienza, la chiusura di Città della scienza è stato il punto principale all'ordine del giorno. Lo afferma, in un'intervista al Velino, lo stesso direttore della struttura di Bagnoli, Vittorio Silvestrini: «Lo scorso 29 luglio», precisa, «doveva essere erogato un contributo di 300mila euro, ma non è mai arrivato. Inoltre, è stato revocato un bando firmato ad aprile del valore di 2 milioni di euro: impossibile andare avanti in queste condizioni».
La mancanza di finanziamenti, da parte della Regione Campania, risulta essere una delle maggiori cause della chiusura.
L'APPELLO A NAPOLITANO - Il che, praticamente, significherebbe chiusura. «Sì, non vedo altre soluzioni », conferma Silvestrini. «Ho incontrato l'assessore alla Ricerca Scientifica Guido Trombetti in agosto: si è scusato per i problemi attribuendo la responsabilità ad alcuni dirigenti regionali, ma non sono emerse novità positive. Poi ho scritto al presidente Caldoro, ma non vuole neanche ricevermi». Parole di sconforto che lasciano spazio alla rabbia «perché non si può decretare la morte di un operatore culturale come Città della Scienza che in questi anni si è sostanzialmente autofinanziato». Non percependo un barlume di speranza, il numero uno della Fondazione manifesta la volontà di chiedere aiuto molto in alto, direttamente al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: «In queste settimane era coinvolto in questioni ben più grandi della nostra e non ho voluto lanciare alcun appello, ma ora lo faccio: intervenga lui per evitare la chiusura di Città della Scienza. Purtroppo», conclude Silvestrini, «ho l'impressione che qui in Campania la cultura scientifica venga considerata poco: non c'è una precisa volontà politica di cancellare il passato, ma un pericoloso generico disinteresse. Che è peggio».

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di Caterina Cannone
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