Cronaca / Cronaca

Commenta Stampa

Bagnoli, due fermi per tentata estorsione


Bagnoli, due fermi per tentata estorsione
21/04/2011, 12:04

Stamattina, personale della 1ª Sezione della Squadra Mobile e del Commissariato P.S. Bagnoli, al termine di una breve ma serratissima indagine, ha denunciato in stato di fermo per tentata estorsione aggravata dall’art. 7 L.203/91:  Y.A., di 19 anni e D.E.A., di 27 anni. L’operazione è maturata nell’ambito del costante monitoraggio che gli uffici territoriali della Polizia di Stato effettuano nei confronti delle attività imprenditoriali allo scopo di prevenire e reprimere il fenomeno del racket delle estorsioni che, in prossimità delle festività pasquali, registra una recrudescenza.

Grazie a tale attività informativa, nei giorni scorsi si è appreso di un tentativo di estorsione in danno del titolare di un’attività commerciale del quartiere di Bagnoli, cui era stata avanzata una richiesta di pagamento di 500 euro in favore dei detenuti. Una volta appresa la notizia del tentativo di estorsione in atto, il personale del Commissariato Bagnoli ha avviato discreti servizi di osservazione e, contestualmente, ha avviato una attività investigativa tesa ad individuare il gruppo criminale autore delle minacce. Nel giro di qualche giorno è stato possibile dare un nome ed un volto agli estorsori; una volta identificati, anche al fine di evitare ulteriori rischi per l’imprenditore, alle prime luci dell’alba di oggi, è stato organizzato un blitz che ha permesso di rintracciare tutti e due gli indagati che sono stati sottoposti a fermo di polizia giudiziaria. Gli indagati, vicini al clan capeggiato dal boss Domenico D’Ausilio, meglio noto come “Mimì o’sfregiato”, sono pregiudicati anche per gravi reati; in particolare, Y.A. già in passato è stato coinvolto in indagini su fatti estorsivi. Il capo clan Domenico D’Ausilio è detenuto dal 4 febbraio 2009 dopo che, in esito ad indagini di questa Squadra Mobile, fu trovato in possesso di un vero e proprio arsenale rinvenuto in un terreno accanto alla sua abitazione di Villaricca. Per le modalità con cui è stato posto in essere il tentativo di estorsione, agli indagati viene contestata la speciale circostanza aggravante prevista dalla normativa antimafia del 1991 che prevede aumenti di pena da un terzo alla metà.

Commenta Stampa
di Redazione
Riproduzione riservata ©