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Il Tar della Campania si è espresso

Bambina bocciata, scuola condannata


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Bambina bocciata, scuola condannata
25/07/2012, 16:04

LA MANCATA AMMISSIONE ALLA SECONDA ELEMENTARE DELLA PICCOLA ASSUNTA DE CRESCENZO ERA MANIFESTAMENTE ILLEGITTIMA. LO HA STABILITO NEL MERITO IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO CHE HA ACCOLTO IL RICORSO DEGLI AVVOCATI MOLINARO E PETRONE, CONDANNANDO LA SCUOLA AL PAGAMENTO DELLE SPESE DEL GIUDIZIO.

(Ischia) - Ricordate la vicenda della bambina bocciata sull’isola d’Ischia in prima elementare per presunti disturbi dell'apprendimento che tanta indignazione aveva suscitato nel popolo della rete al punto da catturare, per la originalità del caso, l'interesse dei maggiori quotidiani e delle testate televisive nazionali?
Ebbene, secondo il Tar Campania che ha depositato la sentenza nei giorni scorsi, meritevole di bocciatura, per il suo operato contrario alla legge, era la scuola "Vincenzo Mennella" di Lacco Ameno e non la bambina che, va detto, sulla base di una successiva e positiva scheda di valutazione, è stata anche ammessa, alla fine dell'anno scolastico 2011/2012, alla classe terza della scuola primaria.
Accogliendo in pieno le tesi degli avvocati Bruno Molinaro e Miriam Petrone, il Tar ha stabilito, con una pronuncia destinata a fare giurisprudenza in una materia controversa, che "ove la scuola sospetti un disturbo specifico dell'apprendimento a carico di un discente, deve senz'altro attivarsi al fine di suscitare la relativa diagnosi che, se confermativa, costituisce il presupposto per l'attivazione di una serie di rimedi reputati dal legislatore idonei a garantire l'apprendimento con metodi alternativi a quelli tradizionali ai minori affetti dai disturbi in questione. Non convince, pertanto, la prospettazione dell'Amministrazione e della interveniente Chiara Conti, dirigente scolastico, secondo la quale la scuola - pacificamente consapevole dei disturbi da cui è affetta la scolara, almeno a livello percettivo, salva la successiva diagnosi, non avrebbe potuto, nè dovuto, attendere passivamente che fosse la famiglia a richiedere la detta diagnosi, posto che l'Istruzione scolastica statale deve garantire, essa per prima, il diritto all'istruzione ai discenti in qualunque situazione di apprendimento essi si trovino." Per il principio della soccombenza la scuola è stata anche condannata dal Tar al pagamento delle spese del giudizio.

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di Gennaro Savio
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