Cronaca / Sesso

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Coinvolge quasi esclusivamente piccoli rom

Bambini di strada, la prostituzione minorile a Napoli


Bambini di strada, la prostituzione minorile a Napoli
10/02/2009, 17:02

Poco dopo la mezzanotte, centro direzionale di Napoli. Una delle strade più isolate, pur restando abbastanza trafficate in una zona che, di notte, è poco più che di passaggio. Quattro ragazzini sono fermi sotto la luce di un lampione. Cosa staranno facendo, la domanda è lecita. La risposta arriva poco dopo, forte come un pugno nello stomaco. Un’automobile accosta, il ragazzino si sporge al finestrino. Poche parole, poi la portiera si apre, il ragazzino saluta gli altri ed entra in macchina. Si allontanano. Tornano qualche minuto dopo. Il ragazzino ricomincia a scherzare con gli altri, che intanto sono rimasti in due. Il terzo è su un’altra automobile, scomparso chissà dove, tornerà tra qualche altro minuto. Questa è la loro notte, tra automobili che vanno e vengono e, infine, qualcuno che viene a prenderli tutti insieme per riportarli a casa.


Lavorano. Prostituzione minorile. Non tutti i giorni, ma il centro direzionale è una specie di punto di riferimento per chi cerca “emozioni particolari”. No, non la solita prostituzione, con ragazze straniere che rasentano la maggiore età. Loro non arrivano a quattordici anni. Hanno le fattezze degli stessi ragazzini che si vedono giocare a calcio nelle strade, che si fanno largo tra i passanti mentre giocano a rincorrersi. Solo che loro un mestiere ce l’hanno, si prostituiscono.


I prezzi sono “popolari”, intorno ai venti euro. I loro clienti sono tutti uomini, la maggior parte di mezza età. Seguono lo “zio” di turno, per poi consegnare quanto incassato a chi di dovere. Forse proprio a chi, a bordo di una motocicletta, pattuglia la zona per controllare che tutto vada per il verso giusto, che non vi siano intoppi e che soprattutto non arrivi qualche guastafeste. Sono ragazzini di etnia rom, che dai campi nomadi, la sera, e per diverse ore ogni notte, sono costretti a stare sulle strade alla mercè di chiunque abbia un po’ di soldi da spendere ed uno “sfizio” da farsi passare. Escludendo ovviamente gli habituè, quelli che in quella strada ci ritornano spesso e per lo stesso motivo.


Ma la prostituzione è ben diffusa in tutta la cittadina, ramificata, si potrebbe dire capillare. Più sono giovani, meglio è. Carne fresca. Poco importa se è arrivata dal suo paese sperando in un lavoro onesto, non sono cose che interessano al cliente di turno. A chi è lì per entrare nella sua vita un quarto d’ora o poco più. Joey ha trentadue anni, ma ne dimostra una ventina. Forse ne ha addirittura di meno, anche se non lo dice. Teme che a chiederle l’età possa essere un poliziotto, pronto a stringerle le manette ai polsi ed a rimpatriarla. Scambia poche parole, sorride, scherza, come farebbe una ragazza della sua età. Poi risponde al telefono. “E’ una mia amica, - spiega, in un italiano più che accettabile, - crede che io sia in discoteca e non in strada. E’ una mia amica”. Poi ride ancora. “Noi non vogliamo fare la vita, - dice, - ma altrimenti come mangiamo?”. E il dubbio forte è che, altro che amica, a chiamarla possa essere stato chi, ogni sera, l’accompagna sul posto di lavoro e poi, all’orario prestabilito, arriva a recuperarla. Come un giocattolo, una macchinetta per far soldi.

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di Nico Falco
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