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Banda Magliana, confiscato il 'tesoro' di Sbarra


Banda Magliana, confiscato il 'tesoro' di Sbarra
12/12/2012, 13:37

Condanne per usura e riciclaggio, decine di rapporti di polizia giudiziaria e, soprattutto, le testimonianze convergenti di piu' di un collaboratore di giustizia "eccellente".

Sono molti gli elementi che legano l'irresistibile ascesa economica di Danilo Sbarra, ingegnere e immobiliarista romano morto 62 enne nel 2006, al suo ruolo di riciclatore non solo per la "Banda della Magliana" e la "Banda della Marranella" ma anche per esponenti di spicco di "Cosa nostra" e della "Nuova famiglia" camorrista.

E' un "tesoro" da 26 milioni di euro tra immobili, terreni, quote societarie e conti correnti quello che e' stato confiscato oggi ai suoi quattro figli e a tre prestanome.
Eppure, nei giorni scorsi dalle indagini in corso era filtrata anche una suggestiva ipotesi: quella che lo stesso Danilo e il figlio Duilio, morti (il figlio l'anno scorso) in circostanze non chiarissime e cremati subito dopo il decesso, possano in realta' essere ancora vivi a godersi i soldi "guadagnati", magari a Santo Domingo, ultimo domicilio ufficiale conosciuto per entrambi.

I particolari dell'operazione, denominata "Trinitas" (dal "coinvolgimento" di criminalita' romana, mafia e camorra), sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa dal comandante provinciale delle Fiamme gialle di Roma, generale Ignazio Gibilaro, e dal procuratore generale presso la Corte d'appello della capitale, Luigi Ciampoli.

A conclusione di un lungo, complesso iter processuale, che ha visto anche l'intervento della Cassazione, secondo gli inquirenti e' risultata "assolutamente provata" la "pericolosita' sociale" dell'imprenditore, "inserito da circa trent'anni in contesti criminali dediti soprattutto alla commissione di reati quali l'usura, la bancarotta fraudolenta ed il traffico internazionale di stupefacenti".

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di Veronica Riefolo
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