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Aumenta l'elenco delle vittime per il crollo del Rana Plaza

Bangladesh, oltre 500 morti, ingegnere arrestato per negligenza


Bangladesh, oltre 500 morti, ingegnere arrestato per negligenza
03/05/2013, 20:34

ROMA - Sale a 501 il bilancio delle vittime del crollo del Rana Plaza, alla periferia di Dakha, in Bangladesh. A riferirlo è l'ufficio stampa dell'esercito Ispr. Il palazzo di otto piani crollato il 24 aprile scorso ospitava cinque fabbriche, una banca e un centro commerciale. All'interno vi lavoravano migliaia di lavoratori tessili sottopagati. Le squadre di soccorso continuano le ricerche, nel tentativo di estrarre dei superstiti, ma secondo il direttore dell'Ispr Shahinul Islam non è possibile stimare quanti corpi potrebbero esserci ancora sotto le macerie. I lavoratori erano circa 3200. Nella prima settimana, i soccorritori avevano estratto vive 2.437 persone. È la peggiore tragedia mai avvenuta in Bangladesh, in cui il settore della produzione di abbigliamento ha un giro d'affari di 20 miliardi di dollari l'anno.
Le autorità del Paese hanno arrestato per negligenza l'ingegnere Abdur Razzak Khan, che il giorno prima del crollo era comparso in televisione dichiarando l’edificio non sicuro. Lo stesso 23 aprile la polizia aveva disposto l’evacuazione del palazzo, ma l’ordine era stato ignorato. L’ingegnere avrebbe partecipato come consulente alla costruzione illegale di altri tre piani sui cinque originari. In manette anche il costruttore, Sohel Rana, fermato mentre tentava per lasciare il Paese. Nelle scorse settimane, erano state arrestate nove persone: due manager delle aziende di abbigliamento, due ispettori comunali e cinque parenti. In occasione del primo maggio una folla inferocita è scesa per le strade con striscioni, cartelli e tamburi chiedendo la pena di morte per il proprietario della fabbrica.
Intanto dagli Stati Uniti arrivano le prime scuse ufficiali: il Dipartimento di Stato ha ammesso che alcune imprese della moda americana ed europea si avvalevano delle aziende che producevano nel palazzo. Finora solo la canadese Loblaw e la britannica Primark hanno ammesso di essere acquirenti abituali e hanno annunciato risarcimenti alle famiglie delle vittime.

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di Felice Massimo de Falco
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