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Verdini: accuse infondate su conflitto di interessi

Bankitalia, il patrimonio del Ccf è ancora sufficiente


Bankitalia, il patrimonio del Ccf è ancora sufficiente
15/08/2010, 09:08

ROMA - Accentramento di potere nelle mani dell'allora presidente, Denis Verdini, coordinatore nazionale del Pdl; carenze degli organi aziendali e potenziale conflitto di interesse dello stesso Verdini con la Banca per affidamenti per oltre 60 milioni di euro. Questo il quadro emerso dalla delibera 553 del 20 luglio scorso della Banca d'Italia, con la quale è stata disposta con decreto del 27 luglio l'amministrazione straordinaria del Credito Cooperativo Fiorentino (Ccf), la banca finita anche nell'inchiesta sulla cosiddetta P3. Gli accertamenti ispettivi hanno evidenziato scarsa istruttoria per finanziamenti con finalità talvolta sospette e tardiva applicazione delle norme antiriciclaggio. Ma nonostante sia emerso "un grave deterioramento della qualità del portafoglio crediti", il patrimonio del Ccf è risultato ancora "sufficiente a garantire i requisiti prudenziali minimi". Si registra comunque una "progressiva erosione dell'eccedenza, dovuta alle perdite registrate sugli impieghi e alla costante crescita dell'attivo a rischio". Gli ispettori di Bankitalia hanno valutato tale eccedenza di "soli 2,9 milioni di euro". Ma non è stata la situazione patrimoniale a indurre Bankitalia a chiedere il commissariamento del Credito Cooperativo Fiorentino, ma la gravità delle violazioni normative e delle irregolarità, che hanno comportato un
"progressivo deterioramento dei profili tecnici della banca, compromettendone la capacità reddituale e riducendone i margini patrimoniali, a fronte dei livelli crescenti di rischiosità dell'attività condotta". Le indagini hanno inoltre evidenziato un esecutivo della banca "scarsamente autorevole" e un collegio sindacale "privo di sufficiente indipendenza". Il governo societario è risultato "totalmente accentrato" nelle mani del presidente Denis Verdini. Difatti secondo Bankitalia, il coordinatore nazionale del Pdl "ha omesso di fornire piena informativa, ai sensi dell'articolo 2391 del codice civile, circa la sussistenza di propri interessi potenzialmente in conflitto con quelli della banca, per affidamenti complessivamente ammontanti a euro 60, 5 milioni"  riconducibili ad iniziative editoriali e immobiliari.
"Si tratta dell'inizio di un provvedimento amministrativo al quale risponderò puntualmente e adeguatamente nei termini previsti dalla legge. Per quanto riguarda il mio potenziale conflitto di interessi nei confronti del Ccf evidenziato nel verbale di contestazione, questo è fondato su ipotesi errate di fatto e di diritto, la cui insussistenza sarà presto dimostrata, in quanto ho sempre operato nella massima trasparenza e nell'interesse della banca". Con queste parole Denis Verdini risponde all'ipotesi di un suo conflitto di interessi con il Ccf , aggiungendo: "Rilevo altresì in merito al nuovo polverone mediatico che si sta alzando e alle conseguenti strumentalizzazioni politiche che nella delibera degli ispettori non c'è traccia alcuna delle infamanti ipotesi uscite sulla stampa nei mesi scorsi, tese a individuare nel Ccf un crocevia di tangenti e di malaffare".  E dopo aver negato l'esistenza di un "ipotetico conflitto di interessi", Verdini chiosa: "Come ho già spiegato ai magistrati da tempo non ho rapporti in società operative con l'imprenditore Riccardo Fusi e i crediti erogati alla Btp sono sempre stati pienamenti garantiti. Respingo dunque con fermezza  sia le contestazioni sul conflitto d'interessi che quelle relative ad inesistenti operazioni anomale".

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di Tiziana Casciaro
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