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Barbato su indagini Dda voto-Camorra a Gragnano


Barbato su indagini Dda voto-Camorra a Gragnano
24/03/2011, 10:03

Roma - “È un cliché che vige in Campania, purtroppo, da tanto tempo e che io contrasto, puntualmente, sia con atti parlamentari sia con manifestazioni di piazza che puntano a palesare l’indignazione dell’altra Campania, quella pulita, buona, onesta. Basti pensare che solo l’altro ieri abbiamo assistito al sequestro della discarica di Chiaiano dove, da tre anni, denuncio questa perversa collusione tra appalti pubblici, rifiuti e Camorra”. Con queste parole Francesco Barbato, responsabile per le Mafie e la Criminalità organizzata dell’Italia dei Diritti, si sofferma sulle indagini della direzione distrettuale antimafia relative al Comune di Gragnano, dove si ipotizza un condizionamento mafioso del voto, relativamente alle elezioni comunali del 2009.



Dunque, dopo i riscontrati casi di brogli elettorali di due anni fa che portarono in carcere diverse persone, tra cui Ciro e Luigi Coticelli, rispettivamente fratello e cugino di Giuseppe Coticelli, attuale presidente del Consiglio comunale del paese, rinviato a giudizio per lo stesso reato dei famigliari, la Procura di Napoli ritorna sulla vicenda per fare ulteriormente chiarezza. L’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro analizza la situazione dichiarando: “Queste ultime indagini dell’Antimafia rivelano il grado di compromissione di Annarita Patriarca, sindaco del Comune di Gragnano, con la Criminalità organizzata locale in un rapporto in cui avviene il famoso scambio dove ‘io do i voti a te e tu rappresenti, domani, i miei interessi al Comune’. Insomma, si assiste al classico do ut des a cui si affida una certa politica che trova molto più semplice e conveniente andare a braccetto con la Camorra, perché ti fa campagne elettorali, i manifesti e ti fa guadagnare i voti. Questo è il vero tumore della Campania e del Sud. Questo tipo di politica sta rubando, soprattutto, il futuro delle nuove generazioni”.



In ultimo, Barbato elogia il lavoro dei rappresentanti della Giustizia e si sofferma sulla situazione campana: “L’aspetto più inquietante è che la politica, da sola, non riesce a modificarsi e a migliorarsi e bisogna aspettare sempre l’azione della magistratura che, almeno per quanto concerne quella in Campania, rappresenta un vero presidio di legalità. Anche in questa occasione voglio complimentarmi con i magistrati della Dda di Napoli e con le forze dell’ordine che fanno venire alla luce il tessuto politico, principalmente del Pdl, che nella regione campana è affidato ad una classe dirigente formata da parlamentari che sembrano essere più ‘capizona mafiosi’ che leader politici. Sembra, infatti, che ci sia una sorta di controllo del territorio da parte di questi personaggi. L’onorevole Landolfi, ad esempio, controlla l’Alto Casertano, come rivelano le recenti richieste di autorizzazione all’utilizzazione di intercettazioni a suo carico. Più giù, il senatore Nespoli, destinatario di una richiesta di arresto da parte della Procura di Napoli, controlla la zona Afragola-Frattese. L’onorevole Paolo Russo controlla la zona Nolano-Vesuviana; Cesaro domina la rimanente provincia di Napoli e poi c’è, su tutta la Regione, il ‘capo dei capi’, ossia l’onorevole Nicola Cosentino che, anche in quest’occasione, compare in questioni poco chiare. Infatti, risulta essere il testimone di nozze del sindaco Patriarca, figlia dell’ex senatore Francesco, condannato qualche anno fa per concorso esterno in associazione camorristica, e moglie di Enrico Martinelli, primo cittadino di San Cipriano d’Aversa, rieletto dopo uno scioglimento del suo Comune, smentito successivamente da una sentenza del Consiglio di Stato”.

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di Redazione
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