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Sarebbero 3 mln i “lavoratori invisibili” in Italia

Barletta saluta le sue vittime. È polemica sul “lavoro nero”

Il lavoro sommerso sottrae allo Stato 42,7 mld di euro

Barletta saluta le sue vittime. È polemica sul “lavoro nero”
06/10/2011, 16:10

BARLETTA – Con compostezza e dignità la città di Barletta sta dando l’ultimo saluto alle 5 vittime del crollo della palazzina di via Roma. Un lungo applauso ha accolto i feretri in piazza Aldo Moro e tra le bare vi è anche quella di Maria Cinquepalmi, la figlia del titolare del laboratorio di confezioni, che ha perso la vita insieme alle altre operaie sotto le macerie dello stabile crollato. Ma mentre nella cittadina pugliese si sta svolgendo la cerimonia pubblica delle esequie delle cinque vittime, quanto accaduto a Barletta non può non far riflettere si una drastica realtà: nessuna delle dipendenti aveva il contratto e i locali non erano idonei.
L’episodio di Barletta fa riemergere la piaga del lavoro nero. Il primo a spendere qualche parola al riguardo è stato il presidente della Repubblica: “Attenzione, i meridionali a volte lavorano in condizioni bestiali. A Barletta quelle giovani donne lavoravano in nero per 3,95 euro l’ora. È lo specchio di un’economia arretrata, fragile, di un’Italia che fatica e produce come può”. “I meridionali – ha aggiunto Giorgio Napolitano - a volte lavorano in condizioni bestiali, in situazioni abnormi e illegali”
Sarebbe composto da quasi 3 milioni di persone, infatti, l’esercito dei lavoratori in nero presenti in Italia. Con le loro prestazioni, questi lavoratori invisibili “producono” quasi 100 miliardi di Pil irregolare (pari al 6,5% del Pil nazionale), sottraendo un gettito alle casse dello Stato di 42,7 miliardi di euro all’anno. Sono questi i numeri elaborati dalla CGIA di Mestre che consentono di dimensionare il fenomeno del lavoro sommerso presente in Italia. Un dramma, quello del sommerso, che è stato prepotentemente portato all’attenzione dell’opinione pubblica dopo la tragedia che si è consumata a Barletta. “L’economia sommersa - esordisce il segretario della CGIA di Mestre Giuseppe Bortolussi - ha ormai assunto connotati molto preoccupanti. Tuttavia, le differenze territoriali sono evidentissime. Oltre il 40% dei lavoratori in nero, del valore aggiunto prodotto dall’economia sommersa e del gettito di imposta evasa, sono riconducibili alle Regioni del Mezzogiorno, mentre il Nordest, sempre additato come un’area ad alta vocazione al sommerso, e' la macro area meno interessata da questo fenomeno”.

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di Antonio Formisano
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