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Chirurgo:"No rughe in tv, ritoccherei anche le italiane"

Bbc licenzia giornalista per "troppe rughe", lei vince la causa

Bbc costretta a reintegrare la conduttrice di "Countrylife"

Bbc licenzia giornalista per 'troppe rughe', lei vince la causa
13/01/2011, 19:01

Per continuare a condurre il suo seguitissimo programma "Countrylife" in onda sulla Bbc, la giornalista Miriam O'Reilly era stata invitata, o meglio obbligata dal proprio direttore di rete a nascondere le proprie rughe attraverso un intervento chirurgico.
Per il responsabile del canale, licenziato in tronco dopo la sentenza in favore della O'Reilly espressa dal giudice del lavoro inglese, la donna aveva sulla pelle eccessivi segni d'invecchiamento e non era quindi più adatta per comparire in tv. La cronista, però, non si è assolutamente fatta intimidire o influenzare dal parere dell'ennesimo finto esteta ed ha trascinato la propria emittente in tribunale per riavere il posto che le era stato ingiustamente sottratto.
Alla fine il magistrato le ha dato ragione, premiando la sua professionalità ed una femminilità che supera di gran lunga la necessità di un costoso (e spesso orripilante) lifting. Come ricorda anche il Tgcom, nel diritto anglosassone esiste un termine preciso per indicare il reato del quale si è macchiato il direttore di rete: si chiama "ageism" e si riferisce ad una discriminazione fondata sull'età della persona.
Un problema, quello delle rughe, che interessa quasi esclusivamente le donne che lavorano nel mondo dello spettacolo (per gli uomini spesso e volentieri ci si dimostra più tolleranti). Ora la O'Reilly ha una doppia scelta davanti a se: accettare una sostanziosa e generosa buona uscita dalla Bbc o ridiscutere al rialzo il suo nuovo contratto di lavoro. In entrambi i casi avrà vinto e, come giustizia non solo formale vuole, si sarà presa una grande rivincita nei confronti del responsabile che le aveva tolto la conduzione di "Countrylife".

IL PARERE DEL CHIRURGO
Il noto chirurgo plastico, Paolo Santanchè, sul caso O'Reilly si schiera però con la Bbc e sentenzia:"Se fossi io l'art director della situazione, farei delle modifiche estetiche anche a certe giornaliste televisive italiane". Il motivo è presto spiegato all'AdnKronos:"Per chi va in video, curare il proprio aspetto è un dovere verso chi guarda". Certo, precisa l'esperto, il ritocco deve essere assolutamente "discreto e ben fatto" ma non può non interessare donne di una certa età che portano sulla propria pelle segni del tempo troppo visibili.
Non solo, aggiunge Santanchè:"Se tutti i chirurghi plastici fossero bravi sono sicuro che il 99% delle persone interverrebbe in qualche modo sul proprio aspetto. A frenare chi non lo fa, oltre alla questione economica, è solo la paura". Quindi, per il medico, sarebbe auspicabile la nascita di una vera e propria società del ritocchino dove, un po' tutti, magari grazie ad un bel finanziamento, si decidessero a correggere le "distrazioni" di madre natura e l'implacabile scorrere del tempo. In conclusione  Santanchè cita Coco Chanel:"Diceva che non esistono donne brutte, ma solo donne pigre. Certo ai suoi tempi la chirurgia estetica non esisteva, se escludiamo alcune pratiche rudimentali. Ma oggi c'è questo mezzo che, se usato correttamente, offre un sacco di possibilità".
Certo è innegabile il fatto che, chi lavora in televisione ed in generale nel mondo della comunicazione video, anche se svolge un tipo di servizio d'informazione culturale, deve riuscire a garantire un minimo di "presentabilità" e non può comparire in video con il viso devastato. Il problema, però, è che troppo spesso si scivola in deprimenti esempi isteria finto-esteta che reputa la bellezza artificiale un obbligo sia che per chi ne è portatore che per chi la osserva.

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di Germano Milite
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