Cronaca / Cronaca

Commenta Stampa

Episodio di razzismo subito da un italo-coreano

Bergamo: all'aereoporto non lo lasciano partire perchè ha la pelle gialla


Bergamo: all'aereoporto non lo lasciano partire perchè ha la pelle gialla
30/04/2010, 16:04

ORIO AL SERIO (BERGAMO) - Ancora un episodio di razzismo, ed ancora una volta a dimostrazione di quanto siamo lontani dall'essere un Paese civile. Lo racconta, in una e-mail a Repubblica.it, Yoon Cometti, in arte Yoon C. Joyce, un italiano di origine coreana. Fu adottato in fasce da genitori bergamaschi e, crescendo, è riuscito a diventare un attore, partecipando anche a film famosi, come "Gangs of New York", di Martin Scorsese. Lo scorso 27 aprile si è recato all'aeroporto di Orio al Serio, vicino Bergamo, da dove doveva prendere l'aereo per Roma. Già, racconta Cometti, al momento di passare al metal detector, ha trovato la guardia addetta al controllo che si mette a fare lo spiritoso, dicendo: "Liso, liso, sayonala, sayonala", con evidente intenzione di sfottere. Ma il peggio è stato al controllo, quando ha presentato il biglietto. L'addetto, oltre ad essere particolarmente minuzioso nell'esaminare il documento d'identità che aveva chiesto, quasi a controllare che non fosse falso, si è rifiutato di far partire Cometti perchè sul biglietto c'era scritto "Yoon Cognome". Si tratta di un evidente errore dell'addetta al biglietto che non ha inserito il cognome, magari per dimenticanza; ma l'addetto all'imbarco si è rifiutato anche di seguire l'indicazione della collega, di scrivere il nome a penna. E alle rimostranze dell'attore italo-coreano, l'addetto gli intima di andare via altrimenti avrebbe chiamato la Polizia. Dato che nel frattempo era stato chiuso il cancello di imbarco e quindi non era possibile più prendere l'aereo, Yoon Cometti ha preso il treno per Milano, da dove è andato a Roma con la Freccia Rossa. Al ritorno va all'aeroporto di Ciampino, per prendere il volo di ritorno, e qui l'addetta non fa una piega  davanti al biglietto "Yoon Cognome", per cui l'imbarco avviene regolarmente.
Insomma, il solito comportamento razzista.
Mi è capitato di prendere l'aereo diverse volte, da vari aeroporti italiani, negli ultimi 20 anni. E mai mi hanno chiesto neanche la carta d'identità. Chiaramente sul biglietto c'è il mio nome, ma non è mai stato fatto nessun controllo dagli addetti al bancone; neanche ad Orio al Serio (mi capitò 4 anni fa). Allora non ho capito: se questo non è razzismo, come lo vogliamo chiamare?

Commenta Stampa
di Antonio Rispoli
Riproduzione riservata ©