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Intervista del premier al quotidiano la Repubblica

Berlusconi: "33 ragazze? Sono troppe, ho la fidanzatina"

"I processi? Andrò in TV a difendermi dai giudici"

Berlusconi: '33 ragazze? Sono troppe, ho la fidanzatina'
16/03/2011, 09:03

ROMA - Un po' a sorpresa, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi concede un'intervista a Repubblica. Nella quale torna sulla sua vicenda processuale. Sulla quale si esprime con termini molto duri: "(I Pubblici Ministeri) hanno messo in piazza 33 ragazze che passeranno il resto della loro vita con il marchio della prostituta. E invece erano ragazze che hanno avuto solo il torto di partecipare a cene con il presidente del consiglio. (...) Le ragazze facevano quattro salti in discoteca. Da sole, perché a me non è mai piaciuto ballare. Niente di più. E ora vedo queste cose allucinanti. 33 ragazze in due mesi mi sembrano troppe anche per un trentenne. Sono troppe per chiunque. Ho sempre avuto vicino a me la mia fidanzatina che per fortuna sono riuscito a tenere fuori da questo fango. Se avessi fatto tutto quello che dicono, mi avrebbe cavato gli occhi. E assicuro che ha anche le unghie lunghe. La verità è che la giustizia di questi signori è senza senso".
E quando il giornalista fa notare che ci sono le intercettazioni telefoniche e i bonifici, oltre ai verbali rilasciati ai magistrati, Berlusconi risponde: "Io non ho mai pagato una donna in vita mia. E poi può mai essere possibile che uno paghi con dei bonifici bancari una prestazione sessuale? Ma dove si è mai visto? Io sono come una Caritas quotidiana. Pago interventi chirurgici, il dentista, le tasse universitarie a tutti coloro che ne hanno bisogno. Sono in grado di farlo e sono felice di poterlo fare. Alcuni di quei bonifici servivano a pagare il mutuo ai genitori di una ragazza. Dei signori in difficoltà. È chiaro che queste persone sono anche attirate dal fatto che io sono una persona con certe possibilità. Ma io ho sempre aiutato e l'ho fatto anche con tante altre persone. Sono indignato. Anche perché negli altri paesi le intercettazioni telefoniche non sono pubblicabili, solo da noi avviene una barbarie come questa".
Anche su Ruby, la risposta è la stessa che viene ripetuta in Tv: "Posso giurare che una settimana prima avevo parlato con Mubarak per almeno 15 minuti di questa ragazza. Ho tutte le testimonianze. Gli interpreti e i commensali possono confermarlo. In quei giorni poi mi stavo occupando della crisi tra la Libia e la Svizzera. Ho pensato: e se anche da noi una parente di un premier straniero, in questo caso Mubarak, va in prigione? Che succede? Abbiamo allora mandato una persona incensurata per risolvere il problema. Senza contare che il presidente del consiglio ha il diritto di intervenire in campo amministrativo".
Infine Berlusconi si erge a difensore delle donne: "Pensi che i genitori di alcune di quelle ragazze sono stati licenziati solo per il fatto che c'è questa inchiesta. Tutte queste ragazze non possono più lavorare, non possono fare una sfilata, nessuno offro loro un contratto. Io voglio difenderle pubblicamente. Per 14 mesi i telefoni sono stati messi sotto controllo. I miei avvocati mi hanno imposto di non rispondere più alle loro telefonate. E giustamente alcune di loro hanno pensato che le stessi scaricando. Ma, lo ripeto, non c'è un solo motivo che giustifichi un reato. È fatto tutto solo per gettare fango sull'immagine di queste ragazze. Che rischiano di passare il resto della loro vita con una macchia indelebile. Per questo andrò in tv: per spiegare tutto questo, per difendermi e difendere quelle ragazze. E parteciperò a tutte le udienze dei processi".

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di Antonio Rispoli
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