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Il premier dovrà pagare le spese legali

Berlusconi condannato, legittime le 10 domande di Repubblica


Berlusconi condannato, legittime le 10 domande di Repubblica
13/09/2011, 09:09

ROMA - Sconfitta con perdite: questa potrebbe essere la valutazione della sentenza con cui il Tribunale Civile di Roma ha respinto la causa civile intentata da Silvio Berlusconi contro il quotidiano La Repubblica, per le famose 10 domande che sono rimaste per diversi mesi sul sito e sul quotidiano milanese. Si tratta di 10 domande publicate, a firma dell'ormai scomparso Giuseppe D'Avanzo, relativamente alla vicenda riguardante Noemi Letizia, Patrizia D'Addario e a quello che uscì fuori nell'estate del 2009 sulle prostitute che venivano reclutate per Palazzo Grazioli e per Villa Certosa. SI chiedeva se fosse a rischio ricatto, se avesse avuto altre relazioni con minorenni, se fosse in grado di esercitare il suo ruolo di Presidente del Consiglio e cose del genere. Ad una parte delle dieci domande, la risposta è arrivata dai fatti, altre sono sottoposte alla valutazione del singolo.
Ma il giudice di Roma ha stabilito che quelle domande, così come gli articoli che ne erano alla base, sono diritto di cronaca, come previsto dalla Costituzione italiana e dalle normative internazionali. Certo, Berlusconi può trovarle "fastidiose, impertinenti e sgradevoli", ma si tratta della critica legittima che i mezzi di informazione fanno quotidianamente. Per questo il giudice, non trovando alcun intento diffamatorio, ha respinto la richiesta del premier di un risarcimento di un milione di euro e l'ha condannato a pagare le spese processuali. Questo fatto ha una certa importanza: solitamente, nei processi civili, il giudice divide le spese a metà tra i "contendenti". Quando le assegna solo ad una delle parti, significa che gli "attribuisce" una colpa; nel caso in cui sia contro chi ha iniziato il processo, è come se dicesse: "Insomma, era un processo che non aveva le basi per essere fatto. Hai fatto solo perdere tempo".

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di Antonio Rispoli
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