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Berlusconi, il populista che ha paura del popolo


Berlusconi, il populista che ha paura del popolo
23/04/2011, 18:04

In questi giorni si sta sviluppando un apparente controsenso. Abbiamo il governo che sta facendo di tutto per impedire alla popolazione di sapere che ci sono quattro referendum da votare. In TV non se ne parla praticamente mai (solo quando viene intervistato il leader dell'Idv Antonio Di Pietro se ne parla); sui giornali lo stesso. Resta una campagna abbastanza intensa su Internet, ma è limitata a quel 10% scarso della popolazione italiana che usa abitualmente la rete.
Eppure è strano, almeno ad un esame superficiale. Infatti è fuor di dubbio che il governo Berlusconi si regge sul populismo del suo leader, principalmente, oltre che sulla potenza derivante dal controllo di tutte le TV e di quasi tutti i quotidiani. La frase più ricorrente quando parlano gli esponenti del Pdl e della Lega Nord è che loro sono "stati scelti dalla gente attraverso il voto" (affermazione discutibile, ma lo dicono spesso). Eppure la maggioranza e il governo dimostrano di aver paura del referendum. E non è questione di materia, perchè questo accadde anche nel 2009. E se questa volta la data scelta è il 12 giugno, nel 2009 per votare i tre referendum sulla legge elettorale si andò addirittura al 21 giugno, facendo una legge ad hoc, proprio per evitare che si superasse il quorum, accorpando il voto referendario a quello per le elezioni europee.
Ma come è possibile che un populista abbia paura del voto? In realtà la risposta è semplice. Basta esaminare i comizi che fa Berlusconi (quelli degli altri del Pdl sono la copia conforme, solitamente sbiadita). In essi non c'è niente di concreto. Una piccola parte è dedicata agli autoelogi, inventando successi economici e politici che non ci sono mai stati, se non nella fantasia del premier; ma il grosso è rappresentato da Berlusconi che si pone come vittima della cattiveria e della malvagità altrui, atteggiandosi contemporaneamente ad unico baluardo per impedire che tale malvagità si cateni sul popolo. In questa maniera ottiene quella radicalizzazione che gli piace tanto, quel "o siete miei servi o siete miei nemici" che l'ha sempre accompagnato tutta la vita. Per il resto, mancano argomenti concreti.
Invece sul referendum l'argomento è unico e specifico. Non si può dire: "Andate a votare NO al nucleare perchè se votate SI' siete comunisti". E quindi manca la possibilità di afre una campagna elettorale specifica creando un "comitato per il NO" che spieghi ai cittadini perchè bisogna andare a votare in quella maniera. E di conseguenza ecco la misura di riserva: si usa il controllo che hanno sui mass media per cancellare l'argomento da qualsiasi discussione; sfruttano la pigrizia tipica degli italiani - che hanno visto decine di volte i politici fregarsene dei risultati dei referendum e fare quello che volevano - che non hanno voglia di andare a votare; così impediscono il raggiungimento del quorum ed ottengono lo stesso risultato di una vittoria del no. E' quello che hanno sempre fatto: nel 2005, quando si votò sulla fecondazione assistita; l'hanno fatto nel 2009, quando c'erano le leggi elettorali; e lo stanno facendo adesso.
E qui arriviamo al punto debole del populismo berlusconiano. Nel sistema che hanno creato non c'è lo spazio per il voto ragionato, sul singolo argomento. Esiste solo quello che potremmo definire "il voto del tifoso": il cittadino deve scegliere da che parte stare, se a favore o contro; dopo di che deve spegnere il cervello fino al successivo voto. Che ovviamente è incostituzionale, dato che non può essere "libero", come dice la nostra Costituzione ("Il voto deve essere unico, libero e segreto"), perchè il fatto che una sola persona controlli quasi tutti i mass media rende impossibile acquisire quella conoscenza che permette a ciascuno di votare liberamente. Ma questo non conta. Conta che possa essere utilizzato per spadroneggiare nel Paese a loro piacimento, sperperando per i loro lussi i soldi pubblici

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di Antonio Rispoli
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