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Accuse contro i magistrati e insulti a Repubblica

Berlusconi: "Pagavo Ruby perchè non si prostituisse"

Chiama "Stalin" il giornalista Giuseppe D'Avanzo

Berlusconi: 'Pagavo Ruby perchè non si prostituisse'
11/04/2011, 13:04

MILANO - Come l'altra volta, più dell'altra volta: ormai è chiaro che le presenze del premier davanti o dentro al Palazzo di Giustizia di Milano servono solo per raccontare la sua versione dei fatti, avulsa dalla realtà.
E così oggi, prima di entrare in aula, non si limita ad avvicinarsi alla clacque plaudente all'esterno del Tribunale, ma si ferma a parlare anche con i giornalisti. Dove affronta il tema dei suoi processi, ma a modo suo. Per esempio il caso di Karima El Marough, in arte Ruby Rubacuori? "Alla ragazza ho dato dei soldi per evitare che si prostituisse. L'avevo aiutata e le avevo persino dato la possibilità di entrare in un centro estetico con un'amica, che lei avrebbe potuto realizzare con un laser per la depilazione per un importo che a me sembrava di 45mila euro. Invece lei ha dichiarato di 60mila e io ho dato l'incarico di darle questi soldi per sottrarla a qualunque necessità, per non costringerla a fare la prostituta, ma anzi per spingerla nella direzione contraria. Le telefonate alla Questura di Milano per costringere i funzionari di Polizia a rilasciare l'allora 17enne marocchina? "Io sono sempre cortesissimo e ho chiesto un'informazione, preoccupato per una situazione che poteva dar luogo a un incidente diplomatico. Successivamente mi è stato risposto che la ragazza non era egiziana, ed è caduto tutto. Quindi non c'è alcuna concussione. Accuse risibili, demenziali e infondate".
Naturalmente non poteva mancare l'attacco ai giudici: "C'è una magistratura che lavora contro il Paese. E' stato gettato un fango incredibile, su di me che in fondo sono un signore ricco, ma anche su tutto il Paese. Una situazione insostenibile, va riformata la Giustizia con una riforma concreta che preveda cambiamenti concreti. Una riforma che serve a portare la magistratura a essere quello che deve essere, non quello che è oggi come arma di lotta politica. Ho dovuto partecipare a 2.566 udienze (se fosse vero, significa che, esclusi i quattro anni circa che sono i periodi di vigenza del lodo Schifani e dei due lodi Alfano, il premier avrebbe dovuto stare in udienza tutti i giorni negli ultimi 12 anni, compresi domeniche, Natale, Pasqua e festività estive, ndr), nessuno al mondo ha avuto da difendersi così tanto". E ce l'ha anche con le intercettazioni, che "in un Paese serio non sono una prova, perché sono assolutamente manipolabili".
Berlusconi se l'è presa anche col giornalista Giuseppe D'Avanzo, che gli aveva chiesto perchè quello che stava raccontando ai giornalisti non l'aveva detto anche davanti ai Pm. A quel punto il Presidente del Consiglio gli si è rivolto gelido: "Senta, signor Stalin, lei di che giornale è?". "Repubblica". "Ecco, appunto, grazie".
Le stesse cose poi le ha ripetute alla clacque che lo aspettava fuori al Tribunale, dopo la pausa che il collegio di giudici si è preso per decidere in Camera di Consiglio su alcune richieste degli avvocati difensori e per il pranzo. Il processo ora riprenderà alle 15. In più il premier ha aggiunto: "Abbiamo sentito alcuni testimoni. Vengo via con una sensazione drammatica di perdere tempo"

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di Antonio Rispoli
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