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Il premier aveva chiesto un milione di euro di risarcimento

Berlusconi perde la causa contro l'Unità, le motivazioni

Condannato anche a pagare 15 mila euro di spese legali

Berlusconi perde la causa contro l'Unità, le motivazioni
18/03/2011, 09:03

ROMA - Era passato sotto silenzio, ma le motivazioni (riportate qui dal sito dell'Unità) hanno riportato alla luce della cronaca un processo civile che vedeva un contenzioso tra il quotidiano l'Unità e il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il premier aveva citato in giudizio il quotidiano, affermando che ben quattro articoli pubblicati nel luglio 2009, che riguardavano il caso (allora una novità) di Patrizia D'Addario, gli arrecavano un danno. Danno quantificato in 1,6 milioni di euro, una cifra il cui pagamento manderebbe in fallimento qualsiasi quotidiano. Ma il giudice già lo scorso 21 gennaio aveva sentenziato che la richiesta era assolutamente infondata, al punto da condannare Berlusconi al pagamento di 15 mila euro, per le spese legali. E' un dettaglio importante: solitamente le spese vengono divise tra le parti; se non si fa così, significa che il Giudice prevede che la parte in questione abbia torto da ogni punto di vista.
In particolare, sotto accusa erano gli articoli che indicavano come all'epoca il premier SIlvio Berlusconi, attraverso la mediazione di Gianni Letta, stesse cercando di ottenere un accordo col Vaticano: il silenzio sulla vicenda della D'Addario ed altre simili che all'epoca stavano uscendo, in cambio di una legge a loro gradita, quella sul biotestamento (che blocca qualsiasi autonomia di scelta dei pazienti, esattamente come si vuole Oltretevere). Secondo il Giudice si tratta di normale diritto di cronaca, dato che si parla di temi di interesse pubblico. E il fatto che quella legge a fine luglio 2009 avesse avuto una improvvisa accellerata in Parlamento, potrebbe benissimo essere collegata alla ricostruzione fatta dal quotidiano di Conchita De Gregorio.
Inoltre, si prende in esame un articolo citato dai legali di Berlusconi, nel quale si raccontava che il premier saltò un importante riunione dell'Onu perchè era in dolce compagnia al Centro Messeguè a Todi. E anche in questo caso il Giudice ha ammesso che la cosa si è dimostrata vera e quindi non c'era alcun motivo legale per chiedere un risarcimento

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di Antonio Rispoli
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