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Nuovo blitz del premier in Tv. Questa volta a 'L’Infedele'

Berlusconi: “Postribolo televisivo”. Gad Lerner: “Cafone”

È polemica sull’ossessione interventista del Cavaliere


Berlusconi: “Postribolo televisivo”. Gad Lerner: “Cafone”
25/01/2011, 16:01

Nuovo affondo del presidente del Consiglio in una trasmissione televisiva. Questa volta è toccato a ‘L'Infedele’ condotto da Gad Lerner, definita dal premier un ''postribolo televisivo''. Berlusconi ha definito la puntata che si occupava del caso Ruby uno spettacolo ''disgustoso con una conduzione spregevole, turpe, ripugnante'' che porta avanti ''tesi false, lontane dalla realtà''. Da quale pulpito? La telefonata, giunta a sorpresa quasi in chiusura di trasmissione, si è aperta con una serie di improperi pronunciati dal premier nei confronti del conduttore, reo di aver portato avanti ''tesi false e distorte''. ''Io so quello che dico'', ha detto Berlusconi coperto in più di un'occasione da Lerner che replicava con altrettanta veemenza al capo del Governo (''ha offeso abbastanza, ora basta'', ''lei è un cafone'') ''e lei - ha scandito il Cavaliere - ha offeso al di là del possibile la signora Nicole Minetti, che è persona intelligente, seria, preparata e che si è pagata gli studi lavorando''. Ma quante ragazze in Italia si pagano gli studi, facendo dei lavori sicuramente più dignitosi che non abbiano nulla a che vedere con il reclutamento di giovani prostitute per feste hard? Berlusconi ha poi invitato Iva Zanicchi, presente in trasmissione ''ad alzarsi e lasciare quel postribolo televisivo''. Invito che la Zanicchi ha considerato valido portando comunque a termine la sua partecipazione. Insomma il premier sembra esser partito alla carica e malgrado il conduttore lo invitasse alla calma, dicendo di aver già offeso abbastanza e di esser persino un cafone, ha continuato senza tregua nel suo monologo, non dando come sempre la possibilità di replica.

AGGIORNAMENTO ORE 16:15

Una telefonata vergognosa quella fatta dal presidente del Consiglio a Gad Lerner. “Un grave segnale per la democrazia italiana”: lo afferma in una nota il senatore Vincenzo Vita, vicepresidente della commissione Cultura e componente della commissione di Vigilanza Rai. L’intromissione telefonica del premier, ovviamente, scalda gli animi e raccoglie approvazioni e critiche nei Palazzi della politica. Se dalla maggioranza arriva il consenso e si parla di "Legittima difesa" e "corretta reazione", dall’opposizione giunge unanime il coro della disapprovazione. Rosy Bindi disapprova la "gravissima aggressione verbale" del presidente del Consiglio e denuncia i blitz televisivi come "espressione violenta della sua inadeguatezza, politica e morale". E ancora afferma la vicepresidente della Camera e presidente dell'assemblea nazionale del Pd: "Stiamo superando il livello di guardia della tenuta democratica del Paese. Il governo è nelle mani di un Cavaliere dimezzato dagli scandali, che anziché provare la propria innocenza davanti ai giudici tenta di delegittimare e intimidire chiunque voglia ragionare sulla verità dei fatti e lo richiama alle proprie responsabilità". Anche Giuseppe Fioroni accusa duramente: "Ha perso il senso del limite che dovremmo avere tutti". A fargli eco è Italia dei Valori che chiede le dimissioni del premier. L'Idv accusa il Cavaliere di essere arrogante. Poi attacca: "Deve capire che esistono giornalisti dalla schiena dritta, che non tutti sono al suo servizio e che, soprattutto, non tutti sono in vendita. Non è il padrone dell’Italia e non è al di sopra della legge che gli piaccia o no". Non manca inoltre chi tra i banchi di centrosinistra preferisce utilizzare l’ironia. È il caso del deputato Pd Michele Meta, per il quale dopo l'ultima incursione telefonica in diretta sembra che il premier sia calato nella parte dell'attore Massimo Lopez, che nel famoso spot della Sip chiedeva come ultimo desiderio di poter fare una telefonata. Ironia volta però ad un messaggio ben preciso: ''Ma se nella pubblicità della compagnia telefonica –ha sottolineato infatti Meta- questa richiesta serviva a dimostrare che una telefonata può allungare la vita, nel caso del presidente del Consiglio sarà difficile che con insulti telefonici e irruzioni televisive possa contribuire a tenere in vita un governo inadeguato e immobile che sta sprofondando il paese nel baratro''. Di sicuro, se è vero che debba esserci maggiore cautela nel trattamento della questione Rubygate da parte della stampa e delle televisioni, è anche vero però che l’ossessione interventista del premier nelle trasmissioni televisive debba avere una adeguata regolazione. E questo soprattutto in virtù della sobrietà invocata dalla Cei e la moderazione dei toni sollecitata dal presidente della Repubblica.

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di Antonio Formisano
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