CRONACA - Cronaca
L'OCCASIONE LA DISTRIBUZIONE DELLE TESSERE DEL PDL
Berlusconi sul palco insulta ed offende; poi scende e viene colpito
13/12/2009, ore 20:11 -
Livio Varriale
Editore
MILANO - Il comizio di Silvio Berlusconi, previsto per questa sera a piazza del Duomo a Milano, è stato uno spettacolo ben al di là delle aspettative di tutti. Dopo la solita trafila dell'accesso selezionato (sono ammessi ai comizi di Berlusconi solo le persone che fanno parte delle comitive che si prenotano, in pratica la claque; gli altri vengono cacciati via), hanno iniziato a parlare i primi oratori, quelli che hanno il compito di scaldare il pubblico. Poi alle 17.45 è iniziato il comizio del Presidente del Consiglio, che è partito con le solite cose. "Non credete alla fabbriche dell'odio a chi fa il tifo per la crisi, perchè il governo funziona benissimo e stiamo uscendo dalla crisi". Poi gli attacchi ai magistrati: "Chi ha il diritto di governare? Chi ha un mandato popolare o chi non lo ha? Noi siamo convinto che non si possa accettare che dei giudici politicizzati possano intervenire sul Parlamento facendo ricorso alla Corte Costituzionale che è composta da uomini che appartengono alla sinistra italiana. Questa è una situazione preoccupante a cui reagiremo"; tra l'una e l'altra delle offese, anche i soliti interventi autoelogiativi: "Non sono un mostro come dice l'opposizione. Anche perchè sono bello". Ovviamente sotto accusa la "disinformazione della Tv" (la sua immagino, visto che non ce n'è un'altra, ndr), motivo per cui il Pdl ha deciso di distribuire le tessere del partito: obbiettivo minimo, un milione di iscritti. Un gruppetto di una cinquantina di persone hanno cominciato a contestarlo, al grido di "Buffone", ma subito è intervenuta la Polizia, che con spinte e maniere forti li ha allontanati. Mentre Berlusconi dal palco gridava: "Noi non faremmo mai una cosa del genere, voi volete trasformare l'Italia in una piazza urlante che insulta e condanna. Vergogna, vergogna, vergogna", i contestatori sono stati aggrediti da militanti della "Giovane Italia" (la sezione giovanile di quella che una volta era Forza Italia, ndr), subito spalleggiati dalla Polizia che svolgeva funzioni di servizio d'ordine, e sono stati costretti ad andare lontano dalla zona.
Ovviamente, non potevano mancare i sondaggi: secondo quello citato dal premier (come sempre senza sapere chi lo fa e come, lui dà solo i numeri), lui ha il gradimento del 63% degli italiani, il governo del 55% e se si andasse a votare, il Pdl prenderebbe circa il 40% dei voti. Dopo di che è cominciata la distribuzione delle tessere: uno dei primi a riceverla è stato il Sindaco di Milano, Letizia Moratti.
Finita questa parte della cerimonia e lasciato il prosieguo agli organizzatori, Berlusconi è sceso dal palco e si è fermato a firmare autografi. Ma ad un certo punto uno degli astanti, per motivi ancora ignoti, gli ha sferrato un pugno al volto, spaccandogli il labbro inferiore e - come sempre in questi casi - facendogli uscire un po' di sangue. L'aggressore è stato subito fermato e arrestato in flagranza di reato per aggressione, mentre il premier, scosso ma in buona salute, è salito in macchina, per essere accompagnato in ospedale al San Raffaele, dove verrà curato da uno dei suoi medici di fiducia.
La prima reazione, nel mondo politico è stata quella di Umberto Bossi, leader della Lega Nord, che ha gridato all'attentato. Più misurato Gianni Letta, vice premier, "'E' da stigmatizzare il gesto violento di cui è stato oggetto il presidente del Consiglio e riteniamo assolutamente disdicevole e grave queste forme anche violente di contestazione". Anche Pier Ferdinando Casini, leader dell'Udc, ha espresso la sua solidarietà al Presidente del Consiglio. Più equilibrata la dichiarazione resa dal leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro: "Sono contro la violenza, ma Berlusconi istiga".
Aggiornamento 20.15
Si è saputo chi è l'aggressore: si tratta di Massimo Tartaglia, 42 anni, ingegnere elettronico e con molti problemi psichici. In base alle prime indiscrezioni, non sembra che Tartaglia abbia agito per motivi politici, ma solo per i problemi legati ai suoi disturbi. L'uomo è incensurato e neanche la Digos lo conosce; segno che non è una persona frequentatrice dei centri sociali
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