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Lo svogo del capo della Pc dopo la bufera sugli appalti

Bertolaso:"Sono una vittima al patibolo, mi sento parte lesa"


Bertolaso:'Sono una vittima al patibolo, mi sento parte lesa'
17/02/2010, 21:02

ROMA - Guido Bertolaso, dopo aver a gran voce annunciato le dimissioni, aver promesso sollennemente di essere disposto a dare la vita per gli italiani e dopo aver ricevuto la piena fiducia (e difesa) del Premier Silvio Berlusconi, si lascia andare ad un forte sfogo e si autodefinisce "una vittima lasciata su un patibolo né scelto né meritato".
Altro che coimputato e co-indagato; Bertolaso sarebbe un "alluvionato" al centro di una "tempesta scatenata ad arte" da ancora ignoti figuri. Gli arresti eccellenti, le dimissioni del procuratore aggiunto di Roma Achille Toro e le pesanti accuse del Pm Lupo, farebbero dunque parte di un disegno infamante costruito ad hoc per infangare il capo della Protezione civile.
Le uniche, piccole colpe che Bertolaso vuol riconoscersi sono ricollegate esclusivamente a "qualche errore e omissione".
Nella lettera aperta indirizzata agli uomini e alle donne della struttura da lui guidata, traspaiono dolore e molta rabbia. Poi anche una dichiarazione abbastanza chiara riguardo il futuro. Se tutto si risolverà per il meglio entro la fine di questo a quanto pare infausto 2010, infatti "spero mi verrà consentito di fare passi indietro e dar corso, finalmente, al mio progetto di lasciare in altre mani il timone della Protezione Civile per andare in pensione".
Per il numero uno della Pc al momento ci sarebbe in atto un doppio processo. Il primo è quello giudiziario partito da Firenze con i magistrati "che stanno indagando per capire se sono corrotto, corruttore, amico di corrotti e corruttori e anche se, grazie al mio ruolo, in questa veste di amico, conoscente, sodale con persone disoneste io ne abbia favorite alcune in cambio di denari, servizi e prestazioni sessuali".
Il secondo è invece quello massmediatico che vede i soliti giornalisti aguzzini che non si sono fatti alcuno scrupolo di "diffondere illazioni, interpretazioni, accuse, pseudocertezze, precondanne e stigmate di malavitoso addosso a chi non ha altro strumento per difendersi che la propria storia, la propria pretesa innocenza, l'inservibile appello alla verità".
Nella lettera si trova anche il riferimento (prevedibile forse) alla magistratura politicizzata spessissimo citata da Berlusconi ("so cos'é un'operazione politica condotta mirando a Caio per colpire Sempronio"). Bertolaso si proclama dunque assolutamente innocente ed addirittura vittima di maneggi giudiziari (e giornalistici) più grandi e potenti di lui; poi respinge con forza l'ipotesi dei "focosi incontri ravvicinati con una signora brasiliana che non ho mai avuto l'occasione di avere tra le braccia".
Il capo della Protezione civile non avrebbe dunque commesso alcun reato e, ogni errore o omissione eventualmente riscontrata dagli inquirenti, è da attribuire a buona fede ed ingenuità. La lettera sembra quindi mossa da convinzioni e sentimenti sinceri anche perchè, più che per difesa, è volta ad un vero e proprio contrattacco. E se anche la magistratura dovesse riscontrare qualche reate, ne siamo certi, ciò accadrà solo per colpa di qualche "pm rosso"; o no?

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di Germano Milite
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