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Bimbo di Padova affidato al padre, il COISP insorge contro Manganelli


Bimbo di Padova affidato al padre, il COISP insorge contro Manganelli
12/10/2012, 17:34

Se il Capo della Polizia ed il Ministro dell’Interno pensano di continuare a scusarsi ogni volta che i colleghi svolgono servizi ed eseguono ordini seguendo procedure che i primi ben conoscono, solo per la troppa paura dell’emotività scatenata nell’opinione pubblica da sciacalli cacciatori di scoop fasulli, allora è meglio raccogliere armi e bagagli e andare tutti a casa, perché fare i Poliziotti in queste condizioni non è più possibile”.

Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, interviene indignato dopo le violente polemiche scoppiate ieri a seguito della diffusione del video che ritrae l’intervento della Polizia necessario per dare esecuzione a un’ordinanza del Corte d’Appello Civile di Venezia, che ha disposto l’affidamento esclusivo di un bambino di 10 anni di Padova al padre.            Più volte, in precedenza, non era stato possibile eseguire il provvedimento nonostante l’intervento delle Forze dell’Ordine per via della resistenza opposta dallo stesso bambino, dalla madre e dai parenti di quest’ultima, tanto che alla fine, di concerto con il consulente della magistratura, è stato stabilito di procedere “in ambiente neutro”, nei pressi della scuola frequentata dal minorenne, dove però la zia del bambino ha scatenato un putiferio, fra urla e imprecazioni, riprendendo l’intervento del padre del ragazzino e dei Poliziotti con la telecamera, dietro la minaccia di diffondere il video, come poi è stato prontamente fatto. Specifichiamo per amor di verità, che gran parte dei soggetti che si vedono nelle ormai famose riprese con la telecamera, non sono Poliziotti, in quanto vi era anche la presenza di uno psichiatra Consulente Tecnico d’Ufficio del Tribunale, del Dirigente dei Servizi Sociali del Comune di Padova con 3 collaboratori dei quali una psicologa dei Servizi Sociali stessi, formalmente responsabili ed incaricati dalla magistratura di prelevare il ragazzino ed alla quale azione, la Polizia, aveva solo il compito di supporto quale Forza Pubblica.

“I colleghi coinvolti in questa drammatica storia – aggiunge Maccari – non hanno certamente bisogno di essere difesi da noi, forti della corretta procedura adottata, intervenendo in borghese, come previsto, tentando di mantenere fermezza e sangue freddo e di sedare l’isteria dei vari parenti del piccolo (da parte della madre, e che hanno anche aggredito fisicamente il padre del ragazzino complicando ancor più una già drammatica situazione), che è stato condotto via necessariamente di peso perché recalcitrante e agitatissimo. Che il tutto si sia svolto nella concitazione e nell’emotività totale è il minimo che potesse accadere. Che quella di un bambino scalciante portato via a braccia sia una scena a tinte forti è fuori di dubbio. Ma non si può pensare di comprendere le cose se non le si guardano nel contesto generale. Se in questa vicenda familiare è stato necessario l’intervento del Tribunale un motivo ci dovrà pur essere, o no? E se il magistrato ha disposto l’intervento della Forza pubblica un motivo ci dovrà pur essere, o no? E se la Forza pubblica ha dovuto intervenire più volte un motivo ci dovrà pur essere, o no? E se un bambino si rifiuta di fare una cosa che però è necessaria, tanto da essersi più volte nascosto in precedenza, si dovrà sollevarlo di peso, o no?    Forse queste domande avrebbero dovuto farsele anche quei rappresentanti dei media che evidentemente non sempre brillano per professionalità, con qualche eccellenza priva di un briciolo di deontologia e totalmente irresponsabili, che hanno pensato bene di gettare in pasto all’incomprensione di un pubblico inevitabilmente travolto dall’emozione scatenata da un’immagine o da un suono, una vicenda familiare penosa e drammatica come, purtroppo, ce ne sono molte altre con le quali noi Tutori dell’Ordine ci troviamo ad avere a che fare da sempre,          e certamente non da ieri”.

“Non vogliamo entrare nel merito della vicenda relativa all’affidamento disposto dalla magistratura che ovviamente ne ha preteso l’esecuzione dopo ben 2 anni e dopo vari ricorsi della madre tutti rigettati - insiste il Segretario del Coisp -, ma è appena il caso di sottolineare che ‘fare il bene di un bambino’ significa anche e soprattutto ‘accompagnarlo’ nei momenti difficili, sforzandosi di rasserenarlo per quanto possibile di fronte a situazioni anche gravi, e non certamente ‘usarlo come arma’ contro chi o contro quello che non ci piace, fomentando ed esacerbando la sua reazione emotiva gridando e scatenando il panico. Ma che questa specifica situazione sia alquanto delicata per via del comportamento dei parenti coinvolti, non sorprende. Ed invece sorprende sempre notare il pressappochismo e la superficialità con la quale da ogni dove partono i soliti fiumi di inutili parole che denotano solamente ignoranza. Ed anche questa volta, tranne qualche avveduta e più equilibrata voce che ha posto quantomeno il dubbio che estrapolare le cose da un certo contesto possa farle sembrare diverse da come sono, sono arrivati puntuali i soliti commenti, di cui non sentivamo la mancanza, conditi oltre tutto dai consueti azzardi di proposte di punizioni e di sospensioni varie”.

Siamo tristemente abituati a sopportare le ciance di retori troppo sbrigativi mai chiamati ad eseguire un ordine di allontanamento di un minore da un genitore. Ma ci pare esageratamente offensivo che il Capo della Polizia continui a scusarsi per quanto i suoi Uomini sono chiamati a fare. Non è più sopportabile – conclude Maccari - che Manganelli e la Cancellieri continuino puntualmente ad inchinarsi a turno agli ordini di scribacchini e parolai che governano come una nave impazzita l’umore della folla, col terrore di venire travolti da ondate di ignoranza e populismo che loro per primi, in quanto vertici di un’Amministrazione chiamata a garantire ordine e sicurezza, dovrebbero contribuire a spazzare via spiegando a chiare note che il nostro lavoro è duro, delicato, drammatico, difficile da capire se non lo si fa, e che proprio per questo va sostenuto e difeso, non fatto puntualmente a pezzi”.

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di Redazione
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