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Tre mesi fa l’uccisione, oggi i racconti dettagliati

Bin Laden: i dettagli e le indiscrezioni sul “New Yorker”

“Non si sapeva come misurare il suo cadavere”

Bin Laden: i dettagli e le indiscrezioni sul “New Yorker”
02/08/2011, 11:08

NEW YORK – Era il 2 maggio scorso quando l’America, per bocca del suo presidente, annunciava al mondo intero la morte di Osama bin Laden. A distanza di tre mesi dall’uccisione dello “sceicco del terrore” si continua a parlare di Abbotabad, rifugio pakistano in cui bin Laden ha trovato la morte, e lo si fa mettendo a punto sempre ulteriori dettagli su quello che accadde realmente nella casa-rifugio dell’ex numero 1 del terrore.
Per catturare o uccidere Osama bin Laden nel suo rifugio, si era pensato anche ad un bombardamento a tappeto, prima che il presidente Barack Obama decidesse per il raid dei Navy Seals, messo poi a segno dagli stessi. Questi e altri dettagli, più o meno inediti, sono contenuti in un racconto di 11 pagine, scritto quasi come se si trattasse di un film d’azione, pubblicato dal “New Yorker”, dopo che un suo giornalista, stando a quanto assicurano, ha parlato con numerosi militari dei Navy Seals e alti responsabili militari e civili dell’amministrazione Obama. Ecco la descrizione di quella famosa notte che ne esce, fatta di dettagli accurati e indiscrezioni:
Quella notte, “senza luna”, due elicotteri Black Hawk decollarono poco dopo le 23:00 da Jalalalbad, in Afghanistan. A bordo, oltre agli uomini del commando, c’era anche un traduttore americano-pachistano, che si è poi rivelato particolarmente utile quando in seguito all’incidente ad uno degli elicotteri e alle esplosioni all’interno della villetta, sul posto sono cominciati ad arrivare rapidamente “diversi curiosi pachistani”: con fermezza, il traduttore li ha rimandati a casa, fingendosi un agente dei servizi di sicurezza locali. Intanto, nella villetta, i Seals erano giunti nella camera da letto del leader del terrore. Il primo ad entrare temeva che le due mogli di bin Laden, presenti nella stanza, indossassero una cintura esplosiva. Dopo averne immobilizzata una, sparandogli alle gambe, il militare le si gettò addosso, per contenere un’eventuale esplosione, che fortunatamente non c’è stata. Il secondo Seal a quel punto sparò contro bin Laden, che era disarmato.
“Non c’è mai stato il dubbio se catturarlo o ucciderlo, nessuno voleva fare prigionieri”, ha affermato un ufficiale delle operazioni speciali citato nel servizio. Una volta ucciso, il corpo di bin Laden è stato trasportato in Afghanistan, a Jalalabad, dove si è proceduto all’identificazione, inizialmente anche con un sistema definito “alquanto originale”: in mancanza di un metro per misurare il cadavere (si riteneva che il leader del terrore fosse alto circa 1,95 cm), racconta il giornalista nel suo servizio, ma tale dichiarazione lascia basiti ed increduli, un uomo dei Seals “alto un metro e 85 si è sdraiato accanto al corpo, che e si è visto essere più lungo di circa 10 centimetri di quello dell’americano”.

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di Antonio Formisano
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