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Le tre donne si sono mostrate ostili verso gli Usa

Bin Laden: interrogate le vedove dello sceicco

La testimonianza non ha aggiunto nuove informazioni

Bin Laden: interrogate le vedove dello sceicco
13/05/2011, 13:05

ROMA - Sono tre le donne di Osama bin Laden, quelle che sono state arrestate nel compound di Abbottabad durante il blitz che ha portato all’uccisione dello sceicco del terrore. Le tre vedove, così come sono state ribattezzate dalla cronaca mondiale, sono state interrogate dall’Intelligence americana, sotto la supervisione di quella pachistana. Le donne, nell’interrogatorio confermato da entrambe le parti (quella americana e quella pachistana), sono state definite “ostili” nei confronti degli americani. Benché gli Usa avrebbero voluto ascoltarle tutte, solo una, la più anziana, ha però parlato, svolgendo il ruolo di portavoce delle altre.
Tutti gli ufficiali che hanno partecipato all’interrogatorio hanno spiegato che la testimonianza non ha aggiunto nuove informazioni: sia i pachistani che gli americani hanno inoltre sottolineato come, a dispetto delle tensioni pubblicizzate in questi ultimi giorni, sia in corso uno scambio di informazioni. La più giovane delle tre vedove, la yemenita Amal Ahmed Abdulfattah, di 29 anni, era stata colpita da un proiettile alla gamba durante il blitz al compound condotto da un gruppo scelto dei Navy Seals americani. Inoltre, un funzionario americano ha identificato le altre due vedove di Osama bin Laden. Si tratterebbe di Khairiah Sabar, conosciuta anche come “Umm Hamza” e di Siham Sabar, nota anche con l’appellativo di “Umm Khalid”. Le donne interrogata, infatti, sono tre delle cinque mogli di Bin Laden, due delle quali si erano separate da lui. In totale hanno partorito almeno 20 figli, di cui 11 maschi, uno dei quali è rimasto ucciso nel raid di Abbottabad.
Era dal 2 maggio che gli americani chiedevano alle autorità pachistane di poter interrogare le donne. Il ministro dell’Interno Rehman Malik, nell’autorizzare questo interrogatorio ha sottolineato come “il Pakistan non abbia niente da nascondere”, questo anche per placare il dubbio che il terrorista più ricercato al mondo potesse aver avuto una qualche forma di sostegno da parte del governo, dell’esercito o dell’Intelligence pachistana.

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di Antonio Formisano
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