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Brigastista suicida in carcere: scoppia la polemica

Blefari al compagno: “Aiutami a morire in modo indolore”


Blefari al compagno: “Aiutami a morire in modo indolore”
02/11/2009, 17:11

ROMA – Diana Blefari Melazzi, la neobrigatista suicidatasi nel carcere di Rebibbia, aveva già in passato, ed in diverse occasioni, manifestato l'intenzione di farla finita. Avrebbe confidato il suo intento anche a Massimo Papini, al tempo suo compagno. “Aiutami a morire in modo indolore”, è la frase intercettata a Rebibbia durante un colloquio tra i due.
Luigi Manconi, ex sottosegretario alla Giustizia con delega alle carceri col precedente governo, intervistato da Repubblica, ricorda come le numerose perizie effettuate sulla Blefari abbiano dato lo stesso risultato: “Gravi disturbi mentali”. Manconi spiega di aver già sollecitato all'epoca l'amministrazione penitenziaria a seguire la Blefari, “eppure non è stato fatto niente”.

Ulteriore conferma arriva anche dalla sorella, Alessandra Blefari Melazzi. “Ogni volta che andavo a trovarla in carcere, - ha riferito la donna ad uno dei suoi legali, - mi diceva di volersi uccidere”.
L'avvocato, Caterina Calia, ha parlato senza mezzi termini di una “morte annunciata”, di “un suicidio di cui c'erano tutti i segnali”. Diana Blefari Melazzi, ha continuato l'avvocato, doveva essere curata e poi riportata in carcere, mentre in questa storia “ha prevalso l'aspetto punitivo”. “Le sue opposizioni a farsi curare, - ha spiegato il legale, - sono state interpretate come un atteggiamento ideologico e non come un atteggiamento schizofrenico”.

Oggi è intervenuto sulla questione anche Francesco Romeo, difensore di Papini, che ha parlato delle condizoni di salute della Blefari approfittando per sottolineare l'innocenza del suo assistito. “La presunta attività di collaborazione di Diana Blefari Melazzi con la posizione processuale di Papini, - ha spiegato, - è un'ulteriore, oscena strumentalizzazione della tragica morte della Blefari e che non trova alcuna corrispondenza nella realtà”. “L'unica colpa di Papini, - prosegue Romeo, - è stata quella di essere rimasto, ostinatamente, accanto ad una persona che soffriva ed alla quale era legato da un affetto profondo”.

La Procura di Bologna ha fatto sapere che diversi mesi fa, all'inizio dell'anno, la Blefari si rifiutò di collaborare con la giustizia. Gli inquirenti emiliani hanno confermato di essere al corrente dei problemi psichici della donna, fatto emerso anche durante l'interrogatorio a Massimo Papini, arrestato il primo ottobre su iniziativa delle Procure di Bologna e Roma con l'accusa di essere un militante delle nuove Br, ed ex compagno della Blefari. La Procura ha inoltre ricordato che, durante il processo davanti alla Corte d'Assise di Bologna per l'omicidio Biagi, la donna fu visitata ed una perizia psichiatrica stabilì che era capace di essere presente al processo.

Intervenendo sulla questione, il ministro della Giustizia Angelino Alfano sottolinea che la scelta di rinchiudere la Blefari in carcere è stata dei magistrati. Ribadendo infatti che “non è il ministro della Giustizia a decidere chi deve o non deve stare in carcere”, il Guardasigilli ha ribadito di aver avviato un'inchiesta amministrativa per verificare le condizioni di detenzione della neobrigatista. “Là dove si trovava detenuta, - afferma Alfano a Mattino 5, - le condizioni ambientali non erano denotate da sovraffollamento o da situazioni poco dignitose”. In ogni caso, Alfano assicura che tutti gli accertamenti saranno svolti su questo episodio così come su quello della morte di Stefano Cucchi, il 31enne deceduto all'ospedale Pertini di Roma una settimana dopo essere stato arrestato per possesso di stupefacenti. “Nessuna ombra deve rimanere su casi così delicati”, - ha concluso il Guardasigilli.

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di Nico Falco
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