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La madre di Melissa ancora in ospedale sotto choc

Bomba a Brindisi, autore in giacca e pantaloni chiari

Fli: "Vergognoso giocare la finale di Coppa Italia"

Bomba a Brindisi, autore in giacca e pantaloni chiari
20/05/2012, 17:05

Un uomo bianco, di circa 50-55 anni, con una giacca scura, pantaloni chiari e scarpe da ginnastica. E' questo, secondo quanto si apprende, l'identikit dell'autore dell'attentato all'Istituto Morvillo-Falcone di Brindisi ripreso da una telecamera installata su un chiosco ad una ventina di metri dal punto in cui Š esplosa la bomba. Nel video, sottolineano fonti qualificate, si vedono le fasi precedenti all'attentato: dal momento in cui l'uomo aziona il telecomando a quando si allontana. Dalle immagini, però, il volto dell'uomo non sarebbe riconoscibile e, dunque, ancora non sarebbe stato identificato.
L'uomo che ha messo la bomba all'istituto Morvillo-Falcone di Brindisi potrebbe non aver agito da solo. È una delle ipotesi che stanno vagliando gli investigatori, pur ribadendo che allo stato la pista più plausibile è quella del gesto isolato. La circostanza emergerebbe dalla testimonianza di una donna che ha raccontato di aver intravisto nel corso della notte qualcuno portare il cassonetto nel punto in cui poi è esploso. Alla donna, secondo quanto si apprende, è stato mostrato il video in cui si vede l'attentatore che la mattina innesca l'ordigno e lei non l'avrebbe riconosciuto nella persona individuata la notte. Tuttavia gli investigatori non escludono che la donna possa non aver riconosciuto l'uomo a causa del buio.

Medici e psicologi del servizio di neuropsichiatria dell'infanzia e adolescenza territoriale (Niat) e dei centri di salute mentale da domattina saranno disponibili ad accogliere e accompagnare il rientro a scuola di ragazzi e docenti dell'istituto professionale e del liceo scientifico tecnologico Majorana. Lo rende noto la Asl di Brindisi. Inoltre, gli specialisti dei vari Comuni (Brindisi, Latiano, Carovigno e Mesagne) saranno a disposizione anche nei prossimi giorni «per incontrare ragazzi e familiari e sostenerli nel percorso di elaborazione del drammatico evento che li ha visti coinvolti».
Intanto, non si è ancora ripresa la mamma di Melissa Bassi dal malore che ieri l'ha colpita dopo aver appreso, nella sua casa di Mesagne in via Torre, la tragica notizia della morte della sua unica figlia nell'esplosione davanti alla scuola «Falcone Morvillo» di Brindisi. È toccato al marito Mario apprendere in ospedale la tragica notizia. Dopo il malore la madre di Melissa è stata portata nel locale ospedale dove si trova tuttora. Non c'era stamattina accanto al marito e agli altri familiari alla messa dedicata a Melissa che è stata celebrata da don Luigi Ciotti. Il sacerdote di «Libera» ha lungamente abbracciato Mario Bassi tra gli applausi scroscianti della gente nella Chiesa Madre di Mesagne. La madre, considerate le sue condizioni emotive, potrebbe essere assente anche ai funerali della figlia domani pomeriggio.

Analogie con i fatti di Castelvolturno - Non sarebbero emersi, al momento, secondo le forze dell'ordine collegamenti ma solo analogie tra i fatti di Brindisi e quanto accaduto a Castel Volturno (Caserta), dove il 14 maggio scorso fu trovato, a circa 200 metri dall'istituto alberghiero, un ordigno quasi simile a quello utilizzato ieri, composto da una bombola di gas e da un innesco con una bomboletta contenente polvere pirica collegata con dei fili. C'era poi una sorta di antenna quasi a voler riprodurre un timer: un "falso" ordigno non destinato però ad esplodere perché la bombola era vuota e l'innesco assolutamente inefficace. A fianco, un cartello con una scritta "Colpiremo dieci volte il Capo dello Stato" e un proclama, una sorta di rivendicazione definita dai carabinieri della compagnia di Mondragone, che conducono le indagini, piuttosto confusa. Nelle fasi immediatamente successive al fatto si ritenne che l'episodio non avesse un significato particolare. Ora, dopo quanto accaduto a Brindisi, emergono analogie cui le forze dell'ordine della cittadina del litorale domizio guardano però con particolare attenzione. Oltre alla bombola di gas come elemento comune, nella scuola professionale del Casertano, tra fine aprile ed inizio maggio, si erano tenuti degli eventi sul tema della legalità, alla presenza di magistrati della Dda di Napoli e alti ufficiali delle forze dell'ordine. Un istituto che, come quello intitolato a Francesca Morvillo-Falcone a Brindisi, è considerato un presidio in una terra ad alto tasso di criminalità. Queste fin qui le analogie. Di diverso ci sono però elementi considerati significativi: a Castel Volturno l'ordigno, come detto, non era stato sistemato per esplodere e aveva sostanzialmente un carattere dimostrativo. C'era poi quel piccolo cartello rinvenuto accanto alla finta bomba. Insieme con la "minaccia" rivolta al Capo dello Stato c'erano anche dei riferimenti ad altri esponenti politici di rilievo nazionale; e c'era un logo che gli inquirenti hanno preferito non rendere pubblico con accanto la scritta "bombe", ma che comunque, sostengono gli investigatori, non richiamava alcuna sigla nota o poco nota della galassia anarco-insurrezionalista nè del terrorismo di matrice politica. C'erano poi i nomi di alcune forze politiche di estrema-destra e di estrema-sinistra, una miscela di richiami che un investigatore in servizio da anni a Castel Volturno definisce «opera di qualche mitomane seppur in possesso di informazioni di base per costruire un ordigno». È proprio quest'ultimo elemento a destare delle preoccupazioni sebbene al momento tra i due fatti restino solo delle inquietanti coincidenze.

Profumo - Una classe dell'Istituto ieri colpito dall'attentato in cui ha perso la vita Melissa Bassi, «verrà con me a Palermo, sulla nave della legalità». Lo ha annunciato il ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo, intervenendo a "In mezz'ora" su RaiTre. I ragazzi della scuola brindisina «saranno nell'aula bunker di Palermo, è importante che incontrino gli altri studenti», sottolinea il responsabile del Miur.

Le analogie con le stragi del '92 e '93 - «Io non vorrei correre troppo e dire che Brindisi si può inquadrare in una contesto del genere», ma l'attentato di ieri a Brindisi ha riportato alla mente di Antonio Ingroia, procuratore aggiunto di Palermo, le stragi di mafia del '92-'93. «Devo dire - ammette rispondendo a una domanda di Lucia Annunziata nel corso della trasmissione "In mezz'ora" - che ci ho pensato subito». Venti anni fa le bombe «volevano seminare il terrore nel Paese e creare presupposti per poter dettare nuove condizioni di sopravvivenza. Il potere mafioso voleva fare la voce grossa in un braccio di ferro con lo Stato». «Se parliamo del clima, oggi le mafie sono ancora il potere criminale militarmente più forte sul territorio nazionale - sottolinea Ingroia - e siccome siamo in una fase politico-istituzionale molto delicata, con formazione di nuove maggioranze e coalizioni, siccome la mafia non riesce a fare a meno di rapporti con politica, si mette sul mercato e potrebbe voler dimostrare di essere ancora forte e far sentire la propria voce battendo sul tavolo come è abituata a fare, cioè con le bombe. Senza con questo voler dare interpretazioni sulla reale matrice sull'attentato» di ieri a Brindisi, precisa il procuratore.

Vendola - «Siamo ancora prigionieri della sequenza di emozioni forti, i fotogrammi dello scempio ronzano nella nostra testa. Ora siamo fiduciosi che nel giro di poco tempo la magistratura possa individuare la matrice di questo crimine. Pensiamo che oggi sia importante essere a Mesagne la città colpita, la città da cui provenivano le ragazzine ferite e in cui viveva Melissa. Il dolore può spingere le persone a rinchiudersi nel proprio privato oppure può essere l'occasione per una crescita collettiva, per uno slancio morale e culturale». Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, che questa mattina ha partecipato a Mesagne, insieme con l'assessore Nicola Fratoianni, all'appuntamento con la Carovana antimafie che ha fatto tappa nella città colpita dall'immane tragedia di ieri. «Ci sono anche frammenti di omertà - ha continuato Vendola - pezzi di società che girano la testa dall'altra parte di fronte alla violenza e all'esercizio di onnipotenza da parte dei clan. Credo che se una lezione bisogna trarre dal sangue di ieri è che non ci può essere nessuna convivenza con il male. Vale la pena avere la pazienza di aspettare che i vari indizi trovino l'incastro. Sono due compiti diversi, quello delle forze dell'ordine e della magistratura di individuare le responsabilità, quello della comunità civile e politica non è non solo quello di stringersi intorno alle famiglie colpite e alle comunità ferite ma è anche quello di trasformare il dolore in uno strumento di crescita civile e morale».

Fli: "No alla finale di Coppa Italia stasera" - «L'idea che non sappiamo rinviare la finale di Coppa Italia dopo i sconvolgenti fatti di Brindisi è semplicemente vergognoso. Opportunamente si sospese il campionato per un calciatore deceduto sul campo e oggi, dopo una tentata strage dalle modalità sconvolgenti e la morte di una ragazzina per mano oscura, non abbiamo la dignità di rinviare di una settimana una partita: è una vergogna e il governo conferma di non saper rappresentare il sentimento di sdegno e lutto diffuso in tutta Italia». Lo dichiara il vice coordinatore nazionale di Fli, Fabio Granata.
 

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di Veronica Riefolo
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