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Rasmussen:"Fare il possibile per difendere i militari"

Bombe sugli aerei, arriva il si della Nato


Bombe sugli aerei, arriva il si della Nato
11/10/2010, 21:10

BRUXELLES - In Italia continua ad alimentarsi la polemica riguardo la possibilità di dotare di bombe i nostri aerei impegnati nella "missione di pace" in Afghanistan; con la politica che si divide pur rimandendo tendenzialmente favorevole all'utilizzo degli ordigni sui veivoli italiani.
E mentre il Parlamento è in attesa di votare sul delicato cambio di strategia, il segretario generale della Nato,
Anders Fogh Rasmuss, fa sapere che la dotazione di bombe per i monoreattori Amx sarà reputata legittima. Il segretario, comunque, ha preferito non esprimersi nel merito della querelle italiana esplosa dopo la morte di altri quattro soldati impegnati in medioriente. Tuttavia, precisa Rasmussen "trovo del tutto naturale"  l'eventuale decisione italiana di "difendere meglio le proprie truppe dispiegate sul terreno, impegnate nel controllo del territorio". Come riporta anche La Stampa, il capo dell'Alleanza ha comunque ribadito che  "Il come farlo deve essere, penso, una decisione nazionale, anche se ovviamente deve essere presa nella cornice del nostro mandato e dei nostri obiettivi comuni".
Nei giorni scorsi, in tanti, hanno fatto notare al ministro della Difesa Ignazio La Russa che, rifornire di bombe gli aerei del nostro esercito, potrebbe rappresentare una plateale contraddizione alla nuova strategia proposta dal generale statunitense David Petraeus. Secondo le nuove direttive arrivate dall'America, infatti, si dovrebbe evitare ad ogni costo l'utilizzo dei bombardamenti aerei che fino ad oggi hanno procurato numerose vittime tra i civili. 
"Non vedo nessuna contraddizione tra questo tipo di intervento e la strategia che abbiamo adottato per le nostre operazioni in Afghanistan"; ha però seccamente osservato il segretario generale della Nato. Per Rasmussen, infatti, anche se la strategia che punta a limitare il più possibile il bilancio delle vittime civili resta assolutamente valida e confermata, "ciò non è in contraddizione con la necessità che ogni nazione faccia tutto il possibile per garantire la migliore difesa dei propri soldati impegnati sul terreno. Ciascun paese ha questa responsabilità".
Secondo le direttive militari concordate e il mandato conferito dall'Onu, in effetti, ogni stato possiede la piena responsabilità riguardo i mezzi e gli strumetti più efficaci da impiegare per la guerra in Afghanistan. Al momento soltanto gli Usa, la Gran Bretagna ed il Canada, impegnate in conflitti perpetui nelle zone più pericolose a sud del paese mediorientale, hanno l'obbligo di tener pronti gli ordigni sui propri aerei per fornire adeguata copertura alle truppe di terra. L'Italia, come la maggioranza dei 46 paesi coinvolti nelle operazioni militari, aveva fino ad oggi evitato l'utilizzo, anche solo potenziale, delle bombe.
Tuttavia, il surriscaldamento della situazione ad Herat, dove è impegnata la maggiorparte dei contingenti provenienti dalla Penisola e dove sempre più spesso i talebani si producono in attentati letali, potrebbe portare il ministero della Difesa a scegliere un approccio potenzialmente molto più virulento.
Del resto, se nessuno osa ancora parlare della possibilità di una exit strategy a circa 10 anni dall'inizio di quella che si continua incredibilmente ed ipocritamente a definire "missione di pace", è anche comprensibile che non si trovino contraddizioni clamorose tra l'intento di limitare le vittime tra i civili e la possibilità di utilizzare raid aerei praticamente in tutto l'Afghanistan.

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di Germano Milite
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