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BORGONOVO: LOTTO CONTRO LA SLA


BORGONOVO: LOTTO CONTRO LA SLA
05/09/2008, 09:09

Chi si ricorda di Stefano Borgonovo? Sono passati più di 20 anni da quando lui e Roberto Baggio guidavano una Fiorentina dall'attacco fantasioso e temibile alla ricerca di un piazzamento UEFA e anche magari diqualcosa di più; e poi qualche anno dopo eccolo al Milan, pronto a segnare un gol decisivo contro il Bayern e dargli la Finale di Champions League. E adesso? Che fa Stefano Borgonovo?

Nulla. Stefano Borgonovo sta steso su un letto, completamente paralizzato, ad eccezione degli occhi, accudito amorevolmente dalla moglie Chantal. Borgonovo ha la Sclerosi Laterale Amiotrofica (di solito abbreviata in SLA), la stessa malattia di Piergiorgio Welby e di tante altre persone. E' una malattia che possiamo definire ingiusta, quasi: distrugge le cellule nervose che mandano gli impulsi ai muscoli, ti indebolisce lentamente ma inesorabilmente, poi ti paralizza. Ti toglie la libertà, poi piano piano anche il respiro (tutti i malati di SLA ad un certo punto hanno bisogno di un respiratore e di una tracheotomia, altrimenti non riuscirebbero a respirare); ti toglie tutto, ma ti lascia un cervello lucidissimo. E' come una tortura: prigioniero del tuo corpo, ma col cervello che funziona liberamente e senza alcuna incertezza. Anche Borgonovo ora è così: usa un eye-tracker, cioè uno di quei computer che funzionano con lo sguardo, per parlare. Ilsuo dramma è cominciato quando nel 2005 fu colpito da una balbuzie apparentemente immotivata, tanto da fargli temere di avere avuto un ictus. Ma la diagnosi del dottore fu decisamente più drammatica ed inesorabile.

E oggi Borgonovo ha creato una fondazione col suo nome, per la raccolta di fondi, nella speranza che si trovi una cura per questa malattia degenerativa di cuinon si conoscono le cause e per cui non ci sono cure. Non è l'unica su questa malattia: ce ne sono altre, magari più famose come la Fondazione Luca Coscioni (altra persona malata di SLA e morta poco tempo fa); altre meno. L'unica cura potenziale a questa malattia è l'uso di cellule staminali embrionali, allo stato delle cose; ma gli esperimenti sono frenati da motivi di ordine religioso e quindi procedoino lentamente.

Io, come uomo, posso solo augurarmi che Stefano Borgonovo e tutti coloro che si trovano nella sua situazione possano avere presto una cura, e se il suo nome può attirare finanziamenti da utilizzare a questa maniera, ben venga anche la Fondazione Borgonovo.

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di Antonio Rispoli
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