Cronaca / Sangue

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Ferito al collo un venditore ambulante: non è grave

Boss della ‘ndrangheta ucciso davanti al santuario


Boss della ‘ndrangheta ucciso davanti al santuario
27/09/2009, 20:09

La sua condanna a morte era già stata firmata, sentenziata nei tribunali della ‘ndrangheta. C’era solo da aspettare il momento propizio perché il boia facesse il proprio compito. Damiano Vallelunga, 52 anni, si è trovato faccia a faccia con i sicari davanti al Santuario dei Santi medici Cosmo e Damiano, a Riace, dove era in corso la celebrazione della festa patronale del paese. Lo hanno freddato sparandogli con un fucile ed una pistola, a distanza ravvicinata. Secondo gli inquirenti, Vallelunga era il boss della cosca omonima di Serra San Bruno (Vibo Valentia), conosciuta col nome “viperari” e protagonista, sul finire degli anni ’80, di una sanguinosa faida denominata “dei boschi”.

LA DINAMICA Probabilmente i sicari sapevano che Vallelunga avrebbe partecipato alle celebrazioni, così come fanno molti abitanti della zona delle Serre vibonesi, devoti proprio di questi Santi. Secondo i carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, la vittima è uscita dal santuario poco prima della fine della cerimonia religiosa, insieme alla moglie e ad alcuni parenti. Non appena la donna è salita nell’auto, parcheggiata nelle vicinanze, i killer sono entrati in azione. Hanno avvicinato il 52enne e gli hanno sparato numerosi colpi di fucile e pistola. Sul posto sono stati recuperati bossoli calibro 12x9 e 12x21. Nell’agguato è rimasto ferito un cittadino senegalese, che si trovava fuori al santuario come venditore ambulante. L’uomo, ferito al collo, è stato operato nell’ospedale di Locri: le sue condizioni non destano preoccupazione.
Subito dopo l’agguato i sicari si sono allontanati a piedi, poi a bordo di una Fiat Uno successivamente ritrovata poco distante; i militari hanno accertato che si trattava di una vettura rubata a Catanzaro. All’omicidio non avrebbero assistito testimoni, dato che la funzione era ancora in corso e sulla zona imperversava un violento temporale. Per il momento nessuna pista viene lasciata, anche se i dubbi che si sia trattato di un omicidio legato alla ‘ndrangheta sono veramente pochi. Probabilmente, ritengono i carabinieri, l’agguato è scattato a Riace e non a Serra San Bruno perché, con cinquanta chilometri circa a dividere le due zone, i sicari sapevano che avrebbero trovato Vallelunga maggiormente ‘scoperto’ rispetto a quando si trovava nel suo ‘feudo’.

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di Nico Falco
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