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Tra i più gravi, amputata la mano ad un 17enne a Lecce

Botti di fine anno: centinaia i feriti, ma sono in diminuzione rispetto al 2008


Botti di fine anno: centinaia i feriti, ma sono in diminuzione rispetto al 2008
01/01/2010, 10:01

Cominciano ad arrivare i primi dati sui feriti causati dall'uso imprudente dei botti durante i festeggiamenti del Capodanno. Ma per ora, forse a causa del maltempo, forse a causa della perdurante crisi, che invita a spendere di meno in frivolezze, ce ne sono di meno, rispetto all'anno scorso. Uno dei più casi più gravi è accaduto a Lecce, dove un ragazzo di 17 anni ha avuto la mano spappolata e ustioni al volto, a causa di un gioco pirico proibito che è esploso. Portato all'ospedale, i medici sono stati costretti ad amputargli la mano, ma non corre pericolo di vita.
Sorte analoga a Milano per un extracomunitario, che ha raccolto un botto inesploso da terra, vicino ad una panchina. E come spesso accade in questi casi, il calore della mano è stato sufficiente per farlo esplodere, danneggiandogli la mano e facendogli saltare tre dita. Nonostante sia stato portato subito in ospedale, i medici non sono riusciti a salvargli le dita.
Ma anche questi casi, che pure sono i più gravi, sono abbastanza isolati. Per esempio a Torino i feriti sono stati una decina, per lo più lievi. A Lecce ci sono stati 7 feriti. A Napoli - che tradizionalmente è quella dove si concentrano il maggior numero di feriti - sono stati segnalati una settantina di persone medicate per ustioni provocate dai botti.
Ed è probabile che anche il maltempo e la pioggia, che stanno imperversando su tutta l'Italia, diano una mano a tenere basso il numero dei feriti. Infatti la pioggia, bagnando la polvere pirica, tende a impedire l'esplosione del fuoco pirotecnico inesploso e abbandonato a terra. E questo può impedire i feriti del primo dell'anno. Anche se resta da prestare attenzione, dato che il consiglio numero 1 degli esperti è sempre quello di non maneggiare botti inesplosi, perchè possono esplodere in qualsiasi momento.

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di Antonio Rispoli
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