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La proposta della Fit-Cisl fa esplodere polemica

Bracciali hi-tech alle salme in obitorio per lavorare meno


Bracciali hi-tech alle salme in obitorio per lavorare meno
17/02/2010, 22:02

GENOVA - La proposta sembra effettivamente un po' bizzarra; probabilmente esagerata. Dati i turni di lavoro a detta di qualche dipendente troppo stressanti e tetri, il segretario ligure della Fit-Cisl Raffaele Lupia, ha infatti avanzato un'idea hi-tech per diminuire lo stress degli addetti all'osservazione dei cadaveri nelle camere mortuarie dell'ospedale San Martino di Genova. Il nosocomio, che è il più grande della Liguria e tra i più grandi dell'intero paese, è da qualche anno al centro di numerose diatribe tra lavoratori e direzione proprio a causa delle turnazioni per la veglia dei cadaveri. Fin dal 2003, difatti, per rispettare la normativa che imponeva l'osservazione dei cadaveri per almeno 24 ore dal decesso al fine di monitorare i rari ma possibili casi di riveglio, la direttrice della struttura aveva imposto agli addetti di timbrare il loro badge ogni due ore.
L'anno scorso, però, un nuovo ordine di servizio interno all'Asef (che si occupa di gestire la veglia delle salme) ha stabilito una riduzione dell'intervallo per il timbro del badge imponendo una cadenza di una sola ora. Da li si scatenò la protesta dei lavoratori. Protesta che aumentò d'intensità dopo alcuni provvedimenti disciplinari con annessi sanzioni pecuniarie e, in alcuni casi, con la sospensione dal servizio per un giorno.
Colta al volo l'occasione dello scontento tra i dipendenti, Lupia ha così proposto la dotazione di bracciali speciali da inserire ai polsi dei cadaveri e, in aggiunta e/ alternativa, delle telecamere all'interno delle camere mortuarie dell'ospedale. La direttrice dell'Asef Bianca Tiozzo non trova però che l'idea sia buona e ribatte:"E' fuori luogo, è una boutade. Questi lavoratori hanno un contratto polifunzionale che prevede tra l'altro, a rotazione, l'osservazione delle salme, la vestizione, il trasporto. Se sono pagati per il turno di notte, devono svolgere le loro mansioni così come previsto".
Ma Lupia spiega che "la legge prevede una sorveglianza continuativa nell'arco delle 24 ore. Questi lavoratori invece sono tenuti ad andare una volta ogni ora, quindi non si rispetta nemmeno la continuità prevista. Inoltre il dispositivo del badge si trova all'esterno delle sale. Col braccialetto elettronico o le telecamere invece il rilevamento potrebbe essere continuativo e segnalare immediatamente anomalie. E gli addetti sarebbero così messi nelle condizioni di avvertire subito il personale medico. Sarebbero sufficienti una trentina di bracciali e di sicuro non sarebbe un grande investimento, ma con la direzione non si riesce a parlare".
Ma la direttrice replica nuovamente e, sul quotidiano La Repubblica si legge che:"la strisciata del badge è la fase conclusiva del lavoro che viene svolto e lo certifica. In un'attività delicata come l'osservazione, nessuno si aspetta che l'operatore stia fisso davanti alle salme, ma che giri nelle stanze per controllare che sia tutto regolare. Sono pagati per questo, non per dormire. E la strisciata del badge è una tutela sia per l'azienda che per il lavoratore. L'investimento tecnologico che viene chiesto non ha alcun senso, è ingiustificato".
E riguardo le sanzioni? La Tiozzo precisa:"Quando ho proceduto con le sanzioni o la sospensione l'ho fatto a ragion veduta. Nel caso della sospensione l'operatore nella sua giustificazione mi aveva scritto di essersi addormentato. Ma se si è pagati per il turno di notte, si deve lavorare, non dormire. Questi sono soldi pubblici, devono essere gestiti senza sperperi".

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di Germano Milite
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