Cronaca / Nera

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I genitori di Cafasso: Gianguarino è stato ucciso

Brenda, insorgono le trans: “L’hanno suicidata”


Brenda, insorgono le trans: “L’hanno suicidata”
22/11/2009, 15:11

ROMA – L’autopsia sul cadavere di Brenda, trovata morta venerdì mattina nel suo appartamento in via Due Ponti 180, a Roma, rivela che la transessuale è morta per asfissia; la tac ha evidenziato che sul corpo non ci sono segni di lesioni. Risultati che farebbero pensare ad un incidente o ad un suicidio, per quanto anomalo. Le trans che conoscevano Brenda, però, sono di diverso avviso. Per loro non ci sono dubbi: la transessuale è stata suicidata. Ovvero, uccisa da qualcuno che poi ha inscenato un suicidio per sviare le indagini, per insabbiare una vicenda scomoda. E si fanno avanti i genitori di Gianguarino Cafasso, il pusher trovato morto in un albergo per un arresto cardiocircolatorio, probabile overdose. Non solo negano che l’uomo spacciasse, ma lanciano accuse chiare: Cafasso è stato ammazzato.

“E’ stata ammazzata in casa sua, abbiamo subito pensato noi tutte: non suicida ma suicidata, secondo una consolidata tradizione italiana”, è il messaggio lasciato su un noto social network dalle trans, dopo la manifestazione “Take back the night – riprendiamoci la notte”, svoltasi ieri a Roma. Accuse pesanti, malgrado i risultati dell’autopsia sul corpo della transessuale, nota alla cronaca per il ‘caso Marrazzo’, abbiano stabilito che il decesso è avvenuto per asfissia per esalazioni da ossido di carbonio, a causa dell’incendio sviluppatosi nel piccolo appartamento. Per gli accertamenti tossicologici bisognerà invece attendere ancora qualche giorno. La tac, infine, non avrebbe riscontrato lesioni che potrebbero far pensare ad una colluttazione o ad una morte violenta. Brenda, all’anagrafe Wendell Mendes Paes, ha testimoniato nelle scorse settimane e sarebbe stata richiamata dagli inquirenti per spiegare cosa sapeva di un altro video con al centro Piero Marrazzo.
Attaccano tutti e tutte, le trans amiche di Brenda, secondo loro minacciata perché conosceva cose che non avrebbe dovuto sapere. “Ma, pur sapendo troppo, non sapeva che in questo paese quando ci son di mezzo politici e gli apparati repressivi dello stato – deviati o meno – il morto ci scappa sempre. E forse non sapeva nemmeno che nelle lunghe file serali di macchine in cerca di sesso a pagamento – 9 milioni di maschi italiani sono clienti delle prostitute tra preti, politici, militari, giudici, imprenditori e ‘gente comune’ – abbondano gli ipocriti che di giorno predicano e legiferano contro la prostituzione definendola ‘indecorosa0 e di notte si comprano un angolo di segretezza per dar sfogo alle proprie manie”.

Indagando sulla morte di Brenda, gli investigatori stanno cercando di ricostruire il traffico telefonico di un cellulare della transessuale, diverso da quello rubato qualche giorno fa in una rapina sulla Cassia. Secondo le testimonianze delle amiche, Brenda è tornata a casa da sola intorno alle 2-2.30 del mattino. Nel suo appartamento sono stati trovati numerosi sonniferi di cui Brenda risulta facesse uso.

Antonio Di Pietro, leader di Italia dei Valori, raccomanda di usare la prudenza prima di arrivare a conclusioni affrettate. “Partire dal presupposto che è omicidio, - dice, intervistato da SkyTg24 - significa aver scritto l’ultima pagina senza aver svolto le indagini”. “Credo che i magistrati debbano fare il proprio mestiere senza tesi precostituite, - continua Di Pietro, - ma, proprio perché non si sa nulla, partire dall’omicidio significa precostituire un modo di pensare. La realtà è sempre diversa dai telefilm”.

Quella di Brenda è la seconda morte anomala, dopo quella di Gianguarino Cafasso, l’uomo trovato cadavere in una stanza di albergo alcune settimane fa. L’autopsia ha stabilito che il decesso è arrivato per arresto cardiocircolatorio, ma i parenti non ci hanno mai creduto. Per loro il 36enne, estraneo a qualsiasi giro di droga e prostituzione, è stato ammazzato. “L’hanno chiamato pusher e pappone, anzi il pappone dei trans di Roma nord, l’hanno dipinto come il grande ricattatore di Marrazzo, invece il mio Gianguarino è morto come un cane a 36 anni il 12 settembre in una squallida camera d’albergo, ma pochi giorni prima m’aveva detto di avere paura… altro che overdose, l’hanno ammazzato”. A parlare è Pasquale Cafasso, padre di Gianguarino. L’anziano ha raccontato che il figlio, da qualche tempo, aveva intenzione di lasciare la sua abitazione in affitto a Roma perché tra quelle mura non si sentiva sicuro. Come se avesse il sospetto che, in sua assenza, qualcuno andasse a frugare, chissà in cerca di cosa, facendogli trovare gli oggetti spostati. E così “una volta le camicie nell’armadio, un’altra gli oggetti personali, anche il mobilio” lo avevano convinto a traslocare. Gianguarino, aggiunge il padre, non aveva niente a che fare con droga e giri di prostituzione. “Era un bravissimo pasticciere, - si legge nell’intervista, - un Gigante Buono, come lo chiamavano amici e parenti, un ragazzone di 120 chili che faceva il guardiano in una fabbrica con la sua compagna che faceva le pulizie”, “noi sapevamo che si chiamava Jennifer ma ignoravamo che fosse un trans”.

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di Nico Falco
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