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Sentenza discriminatoria della Corte d'Appello di Brescia

Brescia: bloccato il risarcimento perchè marocchino

Per colpa dei medici il figlio è paralizzato

Brescia: bloccato il risarcimento perchè marocchino
10/03/2011, 16:03

BRESCIA - Quando pensi che che niente ti possa stupire, ti rendi conto che sei stato troppo ottimista. E' un vecchio proverbio, ma valido ancora oggi. E la dimostrazione la dà la Corte d'Appello di Brescia, che doveva esaminare il ricorso dell'azienda ospedaliera Carlo Poma di Asola, in provincia di Mantova. Era stata condannata a risarcire 5 milioni di euro ad una famiglia marocchina, in quanto corresponsabile di un grave episodio: quando la donna era andata per partorire, nonostante avesse cospicue perdite di liquido amniotico, i medici non avevano fatto il parto cesareo, ma avevano fatto il parto naturale, avvenuto dopo oltre 36 ore. L'eccessivo trauma era stato eccessivo per il nascituro: il bambino era rimasto semisoffocato ed era stato necessario usare la ventosa per estrarlo; e questo l'aveva lasciato tetraplegico. Inoltre la madre era entrata in uno stato di prostrazione che dura tutt'ora.
Per questo nel 2001 l'ospedale era stato condannato a risarcire alla famiglia 2,5 miliardi di lire, saliti nel 2005 a 5 milioni di euro. Di questa cifra - che nelle sentenze del Tribunale civile è da pagare immediatamente - l'ospedale ne ha versati solo 1,6 milioni. Per gli altri si è rifiutato, presentando ricorso alla Corte d'Appello e chiedendo di non pagare la somma fino alla sentenza di secondo grado. E il Tribunale ha accettato, sostenendo che, essendo una famiglia di marocchini, "non offrono sufficienti garanzie delle somme che dovessero risultare corrisposte in eccesso, attesa la loro verosimile modesta condizione economica e la possibilità (in quanto immigrati in Italia dal Marocco) di poter rientrare nel loro Paese di origine senza più fare ritorno in Italia, rendendo così estremamente gravosa una azione esecutiva". E quindi il resto della somma resta sospesa, in attesa della sentenza di secondo grado, solo perchè non sono nati in Italia.

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di Antonio Rispoli
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