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Il Comune denuncia la morosità dei campi in cui abitano

Brescia. niente scuolabus, asilo e mensa ai bambini rom e sinti


Brescia. niente scuolabus, asilo e mensa ai bambini rom e sinti
20/09/2012, 12:02

BRESCIA - Si avvicinano le elezioni a Brescia. E cosa c'è di meglio per Pdl e Lega - che governano la città - ricompattare la popolazione sulla base del razzismo, che da quelle parti è molto diffuso? Detto fatto: l'amministrazione comunale ha deciso di togliere ad una novantina di bambini dei due campi di accogliena per rom e sinti che ci sono in città tutti i servizi scolastici: niente asilo, niente scuolabus per arrivarci e niente mensa. La motivazione ufficiale sta nel fatto che i due campi devono pagare 75000 euro per i servizi ricevuti negli ultimi 5 anni. Tuttavia rimane deplorevole l'abitudine, sempre più diffusa al nord, di prendersela con i bambini per eventuali manchevolezze dei genitori. Doppiamente deplorevole quando, come in questo caso, si tratta di una scelta fatta per motivi elettorali. 
Questo significa che i bambini che vanno alla scuola dell'obbligo (5-12 anni) devono fare un percorso di oltre un chilometro a piedi lungo la tangenziale cittadina, dove le macchine e i camion vanno ad alta velocità, dove non esiste una corsia di emergenza nè una banchina transitabile a piedi. Praticamente devono camminare lungo il guardrail e sperare che nessuna macchina li investa. Discorso diverso per i bambini della materna: in questo caso le maestre hanno rifiutato loro l'accesso, sostenendo che la frequentazione della materna non è obbligatoria e quindi loro non sono tenute ad accoglierli. 
Inutilmente la Cgil ha fatto notare come gran parte delle famiglie rom siano da considerarsi indigenti, quindi non in grado di pagare e che dovrebbero avere accesso  ai bonus messi a disposizione dagli enti pubblici. Per il Comune non è così, come dimostrano le dichiarazioni rilasciate al quotidiano Brescia Oggi da Fabio Rolfi, vicesindaco ed assessore alla sicurezza della Lega Nord: "A Brescia ci sono centinaia di bambini che vanno a scuola a piedi, in bici o organizzati con il Pedibus: non vedo perché loro non possano fare altrettanto. Esiste un piano di rientro dalle morosità al quale anche i rom e i sinti potrebbero partecipare: io resto dell’idea che la loro sia una morosità volontaria decisamente non più tollerabile". 

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di Antonio Rispoli
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