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Ora il pentito rischia di non essere più un "pentito"

Brusca indagato per riciclaggio e tentata estorsione


Brusca indagato per riciclaggio e tentata estorsione
17/09/2010, 09:09

ROMA - Giovanni Brusca, ex boss mafioso ed oggi nel programma di protezione dei pentiti, è nuovamente indagato per riciclaggio, tentata estorsione aggravata dal fatto di aver usato metodi mafiosi ed intestazione fittizia dei beni. Le indagini erano iniziate da un po' di tempo, in quanto si sospettava che Brusca non avesse detto tutta la verità sui beni di sua proprietà. Di recente però è stata intercettata una lettera in cui l'ex boss scriveva ad un prestanome, dicendo, tra l'altro di avere mentito spudoratamente sui propri beni, che erano stati affidati a prestanome e che venivano gestiti dallo stesso Brusca in parte dal carcere ed in parte durante i permessi premio, che spettano ogni 45 giorni. E proprio durante uno di questi permessi premio l'ex boss era stato intercettato mentre minacciava un ex prestanome che non voleva tornare a lavorare per lui.
Così questa mattina sono scattate le perquisizioni: un gruppo si è presentato nel carcere di Rebibbia, per perquisire la cella di Brusca; un altro gruppo si è occupato di perquisire la casa della moglie, a San Giuseppe Jato, dove sono stati trovati contanti per 188 mila euro. Ma si cercano anche delle opere d'arte su cui Brusca avrebbe messo le mani, forse rubandole.
Adesso l'ex boss rischia di diventare anche un ex pentito. Il punto è che come collaboratore di giustizia è stato utile, ma anche reticente. Ha dato una mano a fornire numerose informazioni per catturare altri boss come Carlo Greco e Pietro Aglieri ed ha fornito numerose informazioni sulla strage di Capaci; Ma in molte altre circostanze è stato poco preciso e stranamente incerto, tanto che in alcune sentenze è qualificato come "teste reticente"

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di Antonio Rispoli
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