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Alfano "In Calabria più presenza dello Stato"

Busta con proiettili a procuratore Lombardo


Busta con proiettili a procuratore Lombardo
25/01/2010, 20:01

REGGIO CALABRIA – La Calabria vive i momenti più difficili della sua storia. Dopo i fatti di Rosarno e il presunto attentato preparato al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, la regione più a sud della penisola unita balza nuovamente alle prime pagine della cronaca. Stavolta per una busta, anonima, contenente un biglietto di minacce ed un proiettile, destinata al sostituto procuratore della Dda di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo. Un atto indegno, nei confronti di uno dei pubblici ministeri del processo "Testamento" contro presunti affiliati alla cosca Libri. La Calabria non è libera; non può esserlo se accadono episodi del genere con una continuità allarmante.
Il sostituto procuratore Lombardo, destinatario della lettera, ha anche di recente sostenuto la pubblica accusa nel processo "Vertice" contro la ’ndrangheta del rione Archi ed ha chiesto ed ottenuto il sequestro di beni per quasi 70 milioni di euro in parte riconducibili a Pasquale Condello, detto "il Supremo" arrestato dopo 20 anni di latitanza, e ad un imprenditore, Alfredo Ionetti. Un personaggio scomodo il sostituto procuratore calabrese, non c’è che dire, a cui i signori della ‘ndrangheta hanno deciso di mandare un avvertimento, in loro stile. La lettera minatoria è stata intercettata nei locali dell’ufficio postale del rione Spirito Santo, nei pressi del centro direzionale che ospita alcuni uffici giudiziari, tra cui la procura e la Dda. Non è un avvertimento solitario. Appena venti giorni fa, dinanzi gli uffici generali della Corte d’Appello di Reggio Calabria era stata fatta esplodere una bomba.
“A Reggio Calabria si respira un brutto clima”, ammette il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso. “Continua l’escalation delle intimidazioni iniziate prima con obiettivi generici per finire a quello di oggi, una minaccia nei confronti di un collega impegnato in grossi processi contro le più importanti cosche di Reggio”.

STATO PIÙ PRESENTE Ma per evitare che la situazione calabrese degeneri ulteriormente c’è bisogno dell’intervento deciso dello Stato. Un segno che, per il momento, arriva solo a parole. Quelle del ministro della Giustizia, Angelino Alfano che commenta: “Non ci faremo intimidire dalla ’ndrangheta, che continua ad attaccare lo Stato perché ha capito la serietà e la forza con cui il Governo sta intervenendo”.

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di Salvatore Formisano
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