Cronaca / Sesso

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Lunedì la decisione del Riesame per Racz e Loyos

Caffarella, il Dna porta gli inquirenti verso 5 pastori rom


Caffarella, il Dna porta gli inquirenti verso 5 pastori rom
07/03/2009, 21:03

I poliziotti inviati a Bucarest hanno interrogato l’uomo, detenuto in Romania, il cui Dna è compatibile con le tracce rinvenute sui reperti dello stupro della Caffarella. Non può essere stato ovviamente lui, in carcere dal febbraio scorso, ma il sospetto è che a rendersi colpevole della rapina e della successiva violenza sessuale possa essere stato un suo parente stretto.

Dopo l’esame del Dna, che rapportato a quello di Loyos e Racz non ha dato esiti univoci e non ha quindi provato la loro colpevolezza, grazie alla banca dati del Dna romena gli inquirenti sono arrivati ad un altro romeno, detenuto per stupro in Romania, ed hanno chiesto di parlare con lui. I poliziotti hanno ricostruito i suoi legami di parentela ed hanno individuato cinque persone inserendole nella lista dei sospetti. Si tratta di cinque nomadi che vivono tra le province di Vaslui e Iasi (est), scrive il quotodiano di Bucarest “Adevarul”, aggiungendo che “per ora non sono stati trovati”. L’ipotesi è quindi che uno dei cinque si sia trasferito in Italia, a Roma, ed abbia aggredito la coppietta il quattordici febbraio scorso insieme ad un complice.

Intanto lunedì è il grande giorno per Loyos e Racz, detenuti per lo stupro della Caffarella in seguito alla video confessione, poi ritrattata, di Alexandru Loyos. A carico del ‘biondino’, tra le prove, oltre alla confessione, anche il riconoscimento effettuato dal fidanzatino della ragazza stuprata. Per Racz, invece, nessun indizio di colpevolezza se non la parola di Loyos e il riconoscimento fatto dal ragazzo, che però in precedenza aveva anche indicato un altro romeno, risultato poi del tutto estraneo. Il 36enne è detenuto anche per l’episodio di gennaio a Primavalle: anche in questo caso, però, gli indizi sono ben pochi, in quanto la 41enne aggredita ha più volte ribadito che uno dei colpevoli assomiglia molto a Racz, ma che non è in grado di affermare con sicurezza che si tratti effettivamente di lui.

Lunedì il tribunale del Riesame dovrà decidere se confermare o meno l’ordinanza di custodia cautelare in carcere. In caso di revoca, Loyos sarebbe libero da subito, mentre Racz resterebbe in prigione per l’episodio di Primavalle. L’intenzione di confermare l’ordinanza del pm Vincenzo Barba e del procuratore Giovanni Ferrara si basa sugli elementi sinora raccolti, ma in presenza di rilevanti novità investigative non si esclude un cambiamento di linea.

Per quanto riguarda Loyos, la cui confessione conteneva troppi dettagli per essere inventata, gli inquirenti ipotizzano che ‘il biondino’ possa essere stato presente allo stupro senza prenderne parte, e questo però non escluderebbe le sue responsabilità, almeno a titolo morale. Per quanto riguarda invece l’altro romeno indicato dal fidanzatino, un uomo con quattro dita ad una mano, nel corso delle audizioni dei due ragazzi si è cercato di focalizzare l’attenzione sui movimenti delle mani degli stupratori, ma nessuno di loro, nelle descrizioni, ha parlato di questo particolare che sarebbe stato difficile non notare. Tra l’altro, gli inquirenti hanno stabilito che il romeno era nel suo paese da mercoledì, prima dello stupro.

Il pm Barba sta valutando se esibire, durante l’udienza davanti ai giudici del Riesame, anche alcuni atti relativi allo stupro di Primavalle.

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di Nico Falco
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