Cronaca / Sesso

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Per 'il biondino' accuse di favoreggiamento e calunnia

Caffarella, il pm: Loyos ha coperto i complici e voleva scappare


Caffarella, il pm: Loyos ha coperto i complici e voleva scappare
11/03/2009, 19:03

Alexandru Isztoika Loyos ha mentito deliberatamente, sapendo che sarebbe stato scagionato per insufficienza di prove. E che anche il suo amico Karol Racz non sarebbe rimasto in prigione. Ha mentito per coprire i complici, per tenere impegnati gli inquirenti mentre i veri responsabili si davano alla fuga. Per questo è colpevole, oltre che di calunni e di autocalunnia, di favoreggiamento. E già progettava di scappare. E’ quanto crede il pm Vincenzo Barba, che così ha motivato la richiesta della ulteriore ordinanza di custodia che ha impedito che ‘il biondino’, diciannovenne originario di Faragas, lasciasse il carcere. 

Il pm sottolinea inoltre che anche quella di essere stato costretto a confessare è una menzogna, e che Loyos, se fosse stato veramente malmenato per estorcere la testimonianza dagli agenti romeni, avrebbe potuto denunciare l’accaduto al pm mentre stava rilasciando al confessione poi ritrattata. Sarebbe stato quindi, secondo Barba, tutto orchestrato per coprire la fuga di altre due persone, forse le stesse che Karol Racz aveva indicato come colpevoli, aggiungendo che facevano paura al diciannovenne e che questi avesse rilasciato la confessione addossandosi la colpa pur di non fare i loro nomi. Ma le calunnie non ci sono state soltanto verso se stesso e verso Racz: dichiarando di essere stato percosso, Loyos ha infatti calunniato anche gli agenti romeni che, come ripetuto dalla Procura e da Bucarest, non sono mai stati da soli con i due indagati.

Inoltre, il diciannovenne aveva intenzione di scappare una volta riacquistata la libertà, prima che le indagini fossero concluse. “Dalle conversazioni captate sull’utenza del padre dell’indagato, - si spiega nel provvedimento voluto da Barba, - non appena uscirà dal carcere verrà verosimilmente accompagnato da un familiare alla stazione Tiburtina per prendere un pullman per la Romania”. Pertanto, argomenta il magistrato, “pur trattandosi di persona pressoché incensurata, si deve ritenere come la giovane età, il timore di una lunga restrizione in carcere, possa indurre l’indagato a sottrarsi all’accertamento dei fatti e a darsi alla fuga”.

Intanto, il lavoro degli inquirenti non si è di certo fermato, sebbene, come dichiarato dal questore di Roma, Giuseppe Caruso, al Dna ricavato dalla Scientifica non corrisponde ancora alcun nome. “Continuiamo a lavorare, - ha riferito, - le indagini continuano sia in Italia che in Romania”.
 

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di Nico Falco
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