Cronaca / Sesso

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Il 'biondino', "Mi hanno picchiato e costretto a confessare"

Caffarella, Racz attacca Loyos: "Copre due romeni"


Caffarella, Racz attacca Loyos: 'Copre due romeni'
05/03/2009, 18:03

Karol Racz è stato individuato soltanto sulla base delle dichiarazioni di Alexandru Isztoika Loyos, e gli esami del Dna sembrano provare la sua innocenza. Ma ‘il biondino’, nel raccontare le fasi dello stupro agli inquirenti e confessare la propria colpevolezza (salvo poi ritrattare), non aveva avuto dubbi: era proprio Racz l’altro uomo che era con lui quando ha aggredito la coppietta. Il 36enne, che ha sempre negato qualsiasi collegamento con la rapina ed il successivo stupro, è passato al contrattacco puntando il dito contro Loyos, ed accusandolo di mentire per paura.

“Lo sa perché Alexandru ha accusato me? Perché aveva paura. Lui aveva una gran fifa di due ragazzi romeni come noi; due tipi che conoscevo anche io, si, ma solo di vista. Secondo me loro c’entrano eccome, con lo stupro della Caffarella. E io li saprei riconoscere, se me li facessero vedere: uno era più basso persino di me”. Sono le parole di Karol Racz, riportate da Repubblica.

In due colloqui, prima col proprio avvocato, Lorenzo La Marca, e poi col deputato radicale Marco Beltrandi, entrambi assistiti da un interprete per comprendere il rumeno, unica lingua in cui il 36enne riesce ad esprimersi, ‘faccia da pugile’ ha spiegato che i due romeni ai quali si riferisce avevano dei conti in sospeso con Loyos. Una storia vecchia, cominciata in Romania. Racz ha poi spiegato che è arrivato in Italia tre anni fa, ha vissuto un po’ a Livorno e poi è tornato all’estero. Solo per caso si trovava a Roma nel giorno dello stupro. La notte che sono andati a prenderlo, dopo averlo scovato a Livorno, Racz riferisce di essere stato picchiato prima dai poliziotti romeni, e subito dopo da quelli italiani. “Mi hanno trasferito a Roma, - spiega, - e gli investigatori mi hanno picchiato di nuovo”. Quando è arrivato a Regina Coeli era pieno di contusioni.

Ma anche Loyos afferma di essere stato ripetutamente malmenato. “Sono stato picchiato e minacciato negli interrogatori, - ha raccontato al deputato radicale, - prima dai poliziotti e romeni e poi da quelli italiani. Mi hanno fatto vedere una foto e mi hanno chiesto se lo conoscevo: certo che lo conoscevo! Era Racz. Io non l’avevo mica accusato di niente.. ma mi hanno riempito di botte, e mi hanno costretto a dire che ero stato io”.

Secondo gli inquirenti, ‘il biondino’ è stato riconosciuto dalla ragazzina stuprata, e Racz è stato individuato tra sette foto segnaletiche. Per i prossimi giorni sono previsti ulteriori interrogatori. Lunedì invece il Riesame dovrà decidere se confermare o meno gli arresti.

Durante l’udienza sarà visionata la video confessione di Loyos, un filmato di due ore e 40 minuti in cui il ragazzo appare tranquillo. Accanto a lui il suo legale, Valentina Angeli, affidato d’ufficio, che subito dopo rinuncerà all’incarico. Attorno al tavolo ci sono altre cinque persone: il sostituto procuratore Vincenzo Barba, il capo della mobile Vittorio Rizzi, un funzionario della polizia romena, il dirigente del commissariato Caffarella e l’addetto alla trascrizione.

Loyos racconta i particolari della rapina, e del successivo stupro. Dichiara che era insieme a Racz e che a quest’ultimo era venuta l’idea della violenza. Gli mostrano delle foto, e lui riconosce il 36enne. Spiega anche che ha costretto il fidanzatino a guardare mentre la sua ragazza veniva violentata. La sua risposta è sintetica e glaciale. Dice di averlo fatto per dispetto.
 

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di Nico Falco
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