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Unico 'guaio con la legge', una multa presa sul bus

Caffarella, Racz davanti al gip: ritratto di un povero (buon) diavolo


Caffarella, Racz davanti al gip: ritratto di un povero (buon) diavolo
06/03/2009, 21:03

Una persona di poche pretese, capace di vivere con una manciata di spiccioli senza lamentarsi, ed attenta ad allontanare ‘cattive compagnie’. Questo il ritratto che è emerso dall’interrogatorio di Karol Racz, sentito oggi dal gip Silvia Castagnoli.

Il 36enne romeno, indicato come correo da Alexandru Loyos per lo stupro della Caffarella e molto somigliante, secondo la vittima, ad uno degli aggressori della violenza di Primavalle, è partito raccontando la sua infanzia, per finire con il lavoro che aveva scelto di fare in Italia. “Racz ha raccontato della sua infanzia pesante, passata in orfanotrofio, - spiega il suo legale, Lorenzo La Marca, - del diploma di una scuola professionale preso mentre stava lì, della sua solitudine. Poi il suo arrivo in Italia: lavorava nel campo romeno alla Caffarella”. Faceva le pulizie, racimolando un paio d’euro al giorno. In quel posto aveva trovato chi gli dava da mangiare, chi gli forniva vestiti, “ma se si trovava tra le mani un telefonino lo regalava, proprio perché viveva di poco”, aggiunge La Marca. Si tratterebbe, insomma, di “una persona di altri tempi, senza pretese”.

Il suo avvocato sottolinea che Racz è incensurato sia in Italia sia in Romania. “Alla domanda del gip su eventuali condanne ricevute, ha detto che una volta gli è stata fatta una multa per non aver pagato il biglietto dell’autobus. Questo la dice lunga… schivo e riservato ha sempre evitato contatti con persone che potessero fare brutte cose”.

E proprio dal suo carattere riservato potrebbe arrivare l’alibi che lo scagionerebbe. “Proprio perché usciva poco, - chiarisce il suo avvocato, - Racz si trova in condizione di avere tante persone pronte a giurare di averlo visto il giorno della violenza. Stava lavorando”. E il suo alibi reggerebbe anche per l’altro episodio per cui è accusato per via della testimonianza, poi ritrattata, di Alexandru Loyos.

Una spiegazione arriva anche per il viaggio verso Livorno all’indomani dello stupro, definito come una partenza improvvisa, una fuga. “Era un viaggio programmato, - spiega La Marca, - suo fratello, di quindici anni più grande, era stato arrestato da poco e la cognata pretendeva che per farlo rimanere a vivere con lei Racz lavorasse per gli italiani in un supermercato, portando i carrelli della spesa, in modo che potesse portare a casa 40 euro al giorno. Ma a lui questa situazione dava fastidio e lo turbava e qualcuno al campo gli suggerì di ritornare a lavorare da un certo Jonny a Livorno. Lui pensò ‘il tempo di raccogliere i soldi e vado’. Venerdì, il giorno prima della violenza, parlò al telefono con Jonny e con il nipote quattordicenne di quest’ultimo e domenica Racz partì per la Toscana. Ma per gli inquirenti tutti questi testimoni sono inattendibili perché non fanno altro che proteggere il mio assistito”.

La Marca conclude ribadendo che non capisce come mai non sia stato analizzato anche il Dna del romeno senza dita, ovvero un altro uomo indicato dalle testimonianze. Quanto all’atteggiamento di Racz, da parte sua c’è un’accettazione della povertà, anche se, aggiunge l’avvocato, continua a ripetere “sto in carcere, ma ‘basta battuto’, basta essere picchiato”.

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di Nico Falco
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