Cronaca / Sesso

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La Marca speranzoso, "Nessuna prova contro Racz"

Caffarella, spunta un testimone. Il Riesame rinvia a domani la decisione


Caffarella, spunta un testimone. Il Riesame rinvia a domani la decisione
09/03/2009, 16:03

i due romeni accusati dello stupro della Caffarella. Il pm Vincenzo Barba ha chiesto la conferma dell’ordinanza, in via principale come autori materiali, in subordine a livello di concorso quantomeno di tipo morale.

Malgrado gli esami del Dna non abbiano dimostrato che i due abbiano materialmente aggredito la coppietta e violentato la ragazza, il pm Barba è convinto del loro coinvolgimento sulla base degli elementi finora raccolti. In primo luogo, la confessione del ‘biondino’: Loyos ha infatti raccontato in due ore e quaranta minuti l’episodio nei dettagli, ed ha spiegato che in quel momento era con Racz. Una confessione poi ritrattata, ma ritenuta dagli inquirenti eccessivamente precisa per essere inventata. Il ragazzo è stato inoltre riconosciuto dalle vittime. Riconosciuto anche Racz, nei confronti del quale le prove si limitano al racconto di Loyos. L’identikit fornito dalla ragazza, ha spiegato nei giorni scorsi il legale del 36enne, Lorenzo La Marca, non corrisponde assolutamente a Racz, e il ragazzo che lo ha riconosciuto aveva precedentemente indicato un altro romeno, poi risultato del tutto estraneo. Racz è inoltre detenuto anche per l’episodio di Primavalle, sebbene la vittima, una quarantunenne, abbia a più riprese dichiarato che uno degli aggressori assomigliava molto a ‘faccia da pugile’, ma che non è certa che si tratti effettivamente di lui.

Sempre nei giorni scorsi l’avvocato La Marca aveva reso noto che Racz, in alcune dichiarazioni, aveva affermato che Loyos aveva tirato in ballo lui per coprire altre due persone, anch’esse romene. Si tratterebbe di gente che ‘il biondino’ conosceva da quando era in Romania e di cui aveva paura.
Queste dichiarazioni sembrano andare d’accordo con quanto dichiarato dal pm Barba che, inizialmente convinto della colpevolezza dei due arrestati, ha ‘rettificato’ la tesi sostenendo che, ammesso che non siano stati loro a compiere la violenza sessuale, “hanno assistito o fatto da palo”.

Quanto ai risultati dei testi del Dna, favorevoli ai due indagati, il pm ha detto al collegio presieduto da Francesco Taurisano che “si tratta di dati contenuti in una relazione preliminare e, quindi, non definitivi”.
Questa mattina sono stati depositati al Tribunale del Riesame nuovi atti dell’indagine. Tra questi, le intercettazioni ambientali fatte dalla polizia il 4 marzo nei locali della Questura di Roma, riguardanti i colloqui tra cinque persone, pare testimoni a favore di Racz.

Intanto si mostra speranzoso l’avvocato La Marca, sicuro che i giudici terranno conto degli scarni elementi contro il suo assistito pronunciando una sentenza favorevole. “Lui non c’entra nulla, - spiega, - è stato tirato in mezzo perché è il più fesso del gruppo. Isztoika Loyos, picchiato e torturato dopo l’arresto, doveva fare un nome sulla base della querela della ragazzina e ha fatto quello del romeno più onesto e più poveraccio”.

Ma c’è un altro elemento fondamentale che dovrebbe far cadere le accuse nei confronti del 36enne, ovvero un cambiamento della versione originale della ragazzina, fatto dal fidanzatino, riascoltato in Questura dopo il ritrovamento al bar dell’impermeabile con cui era stata coperta la 14enne. Il ragazzino avrebbe raccontato, prosegue La Marca, altri particolari sul luogo dell’aggressione e sulle modalità d’approccio che non combaciano con quanto descritto dal ‘biondino’, secondo l’avvocato “indottrinato a suon di botte”. Non solo, c’è da aggiungere che lo stesso ragazzino, osservando le fotografie, “si sia detto ‘estremamente certo’ che uno degli aggressori fosse Ciprian, l’uomo dalle tre dita a una mano”. Un particolare considerato dagli inquirenti, ma che ha suscitato perplessità in quanto la coppia di vittime, raccontando l’accaduto, non aveva menzionato la menomazione fisica dell’altro romeno.

La Marca è riluttante anche a considerare valida la dichiarazione rilasciata dal ‘supertestimone’, che avrebbe detto di aver visto quel giorno nel parco i due romeni arrestati. “Costui non solo non ha assistito allo stupro, - ha detto il legale, - ma è stato condizionato dalle foto dei due indagati che da giorni ‘spopolano’ su tutti i quotidiani. La mia impressione è che uno degli stupratori sia un sosia del ‘biondino’, e che Racz sia stato coinvolto perché l’altro doveva per forza fare un nome agli inquirenti”.

I giudici del tribunale del Riesame hanno rinviato a domani la decisione.

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di Nico Falco
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