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L'ex patron della Parmalat parla al processo d'appello

Callisto Tanzi:"Chiedo perdono, sono un uomo solo"


Callisto Tanzi:'Chiedo perdono, sono un uomo solo'
20/04/2010, 19:04

MILANO - Condannato a 10 anni di reclusione per aggiotaggio, Callisto Tanzi rilascia una dichiarazione spontanea ai giudici della corte d'Appello di Milano:"Sono un uomo oggi piu' che mai solo, schiacciato da una vicenda enorme, ma ancora tenacemente aggrappato a una fede e alla speranza" . Tanzi appare molto provato e, riguardo il crack Parmalat del 2003, si rivolge ancora una volta con fare accusatorio nei confronti dei "grandi signori della finanza e dell'organizzazione aziendale" colpevoli, a suo dire, di averlo prima eretto a grande modello virtuoso da seguire e, succesivamente, di averlo descritto come un truffatore senza scrupoli. L'ex patron di Colecchio parla a lungo e chiede perdono "a tutti coloro che per questa vicenda hanno sofferto"; poi tentenna per qualche istante e continua:"Ho faticato molto ed ancora oggi fatico a ricostruire fatti, a mettere a fuoco comportamenti e metabolizzare eventi. Il mio cervello a volte si ribella, mi abbandona, il mio fisico cede. Convivo con problemi ischemici, a volte mi manca la parola, non trovo il ricordo. Ed e' terribile l'idea di non riuscire a spiegare, comunicare, far capire".
Come si legge su AdnKronos, Tanzi prosegue il suo discorso ribadendo di non esser riuscito "a far capire che ho messo a disposizione di chi spetta molti beni, anche sicuramente estranei alle vicende e parte del patrimonio di famiglia, come ad esempio il consistente pacchetto azionario di Bonatti, annacquato a seguito di un aumento di capitale non sottoscritto ma non per causa mia, pacchetto che ancor oggi produce rilevanti utili, che ho chiesto vengano acquisiti per conto di chi spetta. Ci sono azioni a disposizione, o ancora quote di un fondo estero rimaste abbandonate in qualche piega burocratica, c'e' da valorizzare ed alienare una tenuta splendida e di grande valore".
l'ex imprenditore racconta di essere stato letteralmente assalito da un esercito di finanziatori e sedicenti esperti di settore che, giorno dopo giorno, spingevano per far espandere in maniera convulsa l'azienda. Gli avvoltoi dipinti da Tanzi cercavano di trovare le soluzioni al dissesto finanziario della mega impresa spingendo i responsabili ad investire su nuove strutture fatte passare per indispensabili ai fini dello sviluppo della Parmalat. E proprio riguardo tali "immensi fiumi di denaro" elargiti alle casse dell'azienda con apparente generosità, Tanzi commenta così:"Si trattava di una corsa senza fine all'espansione nella quale ho creduto che questo sostegno, che questi mezzi che sembravano illimitati, fossero il segno di una piena fiducia nella capacita' del gruppo di produrre redditi. La mia responsabilita' e' nel non aver saputo dire di no. Ma questo non e' certo delirio di onnipotenza".
Eppure risulta molto difficile credere alla fanciullesca ingenuità dell'ex patron dell'azienda parmense, alla sua eccessiva bontà spinta da incontrollabili dosi d'entusiamo. Le dichiarazioni di Tanzi, quasi sicuramente, non smuoveranno sentimenti di pietà nelle migliaia di truffati anche se, in questo paese dalla memoria corta dove più trafughi e meno paghi, tutto può accadere.

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di Germano Milite
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