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Il banchiere aveva molti nemici

Calvi: secondo la Corte d’appello è stato ucciso


Calvi: secondo la Corte d’appello è stato ucciso
15/07/2010, 21:07

ROMA – Secondo la Corte d’assise d’appello di Roma, a causare la morte del banchiere Roberto Calvi, il 17 giugno del 1982, non è stato un suicidio, ma un vero è proprio omicidio. Tutto questo, emerge dalla sentenza con la quale lo scorso 7 maggio, i giudici d’appello hanno confermato l’assoluzione dell’imprenditore sardo, Flavio Carboni, di Pippo Calò e di Ernesto Diotallevi.
I giudici hanno poi sottolineato, che a volere la morte di Roberto Calvi erano in molti, come molti erano gli interessi che giravano nell’orbita del banchiere. Dalla sentenza traspare dunque, una platea molto ampia, alla quale sarebbe possibile imputare l’omicidio: la camorra, la mafia, la P2, e persino alcuni politici italiani, senza dimenticare poi i Servizi segreti inglesi.
Gran parte della sentenza, circa 120 pagine, è dedicata alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, dove gli stessi giudici precisano: "Nessuno ha assistito ai fatti, hanno portato delle informazioni che hanno riferito di aver appreso". Per quanto riguarda i tre imputati, tutti assolti, la Corte soffermandosi su Carboni, rileva che: "E’ la persona che, nell’ultimo periodo di vita di Calvi, ha conseguito un rapporto privilegiato con la vittima". Ed ancora: "La pluralità di moventi alternativi non pare concentrarne uno più specifico ed assorbente in danno di Carboni i cui interessi erano in sintonia con il mantenimento in vita del banchiere". Quest’ultima affermazione, fu anche confermata dallo stesso Carboni, nel 2005. Per quanto riguarda, invece, Pippo Calò, emerge sempre dalla stessa sentenza, l’incertezza delle affermazioni dei collaboratori di giustizia, in alcuni casi smentite dallo stesso processo. Ed infine, quanto a Diotallevi, è stato solo assodato un suo intervento per fare espatriare Calvi, sarebbe quindi da escludere una sua partecipazione all’omicidio.

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di Dario Palladino
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