Cronaca / Nera

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Smantellato il business del racket da 3 milioni all’anno

Camorra: 32 arresti, spallata al clan Vollaro


Camorra: 32 arresti, spallata al clan Vollaro
10/06/2009, 18:06

Su ordine dei pm della Direzione distrettuale antimafia, polizia ed esercito hanno eseguito, nella giornata di oggi, 32 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti presunti esponenti del clan Vollaro, cosca che storicamente detiene il predominio per gli affari illeciti a Portici, area vesuviana di Napoli. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di estorsione, associazione finalizzata al traffico di droga, detenzione illegale di armi, aggravati dal metodo mafioso. Tra gli arrestati spicca il nome di Antonio Vollaro, attuale reggente del clan, figlio del capo Luigi Vollaro (attualmente detenuto, condannato a due ergastoli per altrettanti omicidi); con lui presi altri tre figli del boss storico e Giovanni Montella, del clan Ascione di Ercolano, alleato del clan nella attività estorsiva ai danni dei cantieri edili di Portici ed Ercolano.

Le indagini, spiegano i pm, sono partite da “attività tecniche finalizzate alla cattura dei latitanti del clan, Petrazzuolo Raffaele, Vollaro Giuseppe e Vollaro Pietro, che all’epoca dovevano espiare una consistente condanna per diversi reati associativi”. Petrazzuolo fu preso a Madrid dall’Interpol il 16 febbraio 2006, mentre Giuseppe e Pietro Vollaro furono arrestati a Portici, rispettivamente il 29 aprile ed il 14 giugno del 2005.

L’ordinanza arriva dopo tre anni di accertamenti, intensamente condotte tra il 2004 e il 2007, nell’ambito dell’indagine denominata “San Ciro”, basata su “capillari attività tecniche, finalizzate al contrasto dello spaccio di stupefacenti al minuto nonché di intercettazioni telefoniche ed ambientali e sulle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, in passato elementi di spicco del clan Vollaro”. Nell’ambito dell’operazione sono stati sequestrati proiettili, armi e droga, “così fornendo una risposta giudiziaria immediata, - spiegano i pm, - in termini di disarticolazione dell’intero organigramma del clan Vollaro”.

Il business delle estorsioni garantiva ai Vollaro introiti per circa 3 milioni di euro all’anno, sui quali fondare il proprio impero criminale. Nessuno era esentato dal pagare, ed erano pochissimi quelli che anche solo pensavano di denunciare i taglieggiamenti. Gli inquirenti della Dda avrebbero accertato almeno una cinquantina di episodi estorsivi, mai denunciati. Gli ambulanti pagavano alla camorra tra i 30 e i 40 euro ogni settimana, consegnando il denaro agli emissari dei figli del “Califfo” (ovvero Luigi Vollaro, fondatore del clan, detto così per la sua fecondità: 27 figli avuti da una decina di relazioni). I commercianti con negozio sul corso principale di Portici, invece, dovevano rispettare tabelle che imponevano quote tra i 500 ed i 2mila euro al mese. La Dda ha accertato che almeno 20 esercizi commerciali erano taglieggiati sistematicamente dai Vollaro. Anche i fiorai ambulanti dovevano versare la propria quota, quantificata in 250 euro al mese. Le estorsioni a tappeto riguardavano anche gli ormeggi del porto, come ha ricordato nel corso della conferenza stampa il comandante provinciale dei carabinieri di Napoli, generale Gaetano Maruccia (con l'imposizione per ogni barca di rate di 7000 euro tre volte all'anno, oppure settimanali di 50-100 euro). Fra le vittime anche i proprietari del ristorante “Ciro a mare” che, dopo l’ennesimo rifiuto di pagare, si sono ritrovati col locale incendiato ed hanno deciso di trasferirsi al nord.

Il controllo sul territorio da parte del clan, sottolineano i pm, era mantenuto senza alcuno scrupolo. In più occasioni il predominio era stato difeso a suon di piombo, “come testimoniato anche dalle numerose azioni armate e dai numerosi omicidi perpetrati, aventi tutti come causale la monopolizzazione delle attività criminali sul territorio nel corso degli anni caratterizzati o dalla contrapposizione con organizzazioni rivali, specie nel territorio limitrofo di Ercolano, ovvero dalla punizione esemplare di associati che avevano palesato velleità di transitare in sodalizi camorristici antagonisti”. In questo quadro, gli omicidi di Emanuele Bini (23 settembre 2003), Renato Iacomino, Gianluca Buffo, Giuseppe Iacone, Giovanni Cisterna, Luciano Santillo e Giovanni Buonocore.

Con la spallata al clan Vollaro, che ora si ritrova decapitato, è facile prevedere un attacco sulla zona da parte di altri clan o di piccoli gruppi criminali, che intendono occupare il vuoto di potere lasciato dai vecchi ‘regnanti’ ed appropriarsi degli affari illeciti. Ma, ha sottolineato il procuratore Giovandomenico Lepore, lo Stato non ha nessuna intenzione di abbandonare quel territorio. Anche se ci vorranno molti più uomini e mezzi.

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di Nico Falco
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