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Camorra: assessore fu sequestrato per notizie su appalti


Camorra: assessore fu sequestrato per notizie su appalti
27/04/2009, 18:04

NAPOLI, 27 APR - L'assessore si era rifiutato di fornire notizie riservate al boss sugli appalti di opere pubbliche banditi dall'amministrazione comunale. Cosi' i guardaspalle armati, per far capire che non scherzavano, lo prelevarono a casa e lo portarono al cospetto del capo clan latitante, Antonio Giugliano, detto 'o savariello. Accadeva nell'ottobre 2005 ma la vicenda e' emersa oggi al termine dell'operazione della Dia che ha portato all'arresto di 17 persone ritenute appartenenti al clan guidato dallo stesso Giugliano, attualmente detenuto dopo l'arresto, due anni fa, proprio da parte della Direzione investigativa antimafia. La sua organizzazione - in base all'ordinanza emessa dal gip presso il Tribunale di Napoli su richiesta della Dda - imponeva a tutte le ditte che volevano operare nei comuni di Poggiomarino, Terzigno, Trecase e Scafati, tra il Napoletano e il Salernitano, l'acquisto di calcestruzzo dalla 'Stella calcestruzzo srl', ditta sequestrata nel corso dell'operazione. Imponeva un sovrapprezzo di due euro al metro cubo quale tangente a favore dell'organizzazione camorristica. La Dia ha anche sequestrato quello che si ritiene fosse il tesoro di Giugliano: aziende e societa' per un valore di 10 milioni di euro tra cui una ditta di ricami. Nella vicenda e' coinvolto anche un sergente maggiore dell'Esercito, Gaetano Caruso, di 46 anni, di stanza al X Reggimento Manovra a Persano (Salerno). Secondo l'accusa, avrebbe partecipato a due rapine in banca, una delle quali sventata, nel 2007 ai danni del Monte dei Paschi di Siena di Eboli (Salerno) ed alla Banca Carime di Brienza (Potenza). Il clan guidato da Giugliano e' ritenuto una costola della cosca del boss Fabbrocino: Antonio Giugliano e' gia' stato condannato in via definitiva per associazione di stampo mafioso insieme ad un'altra persona, destinataria del provvedimento eseguito oggi, Salvatore De Rosa, ritenuto in passato il custode delle armi del sodalizio. I risultati investigativi hanno dimostrato che proprio a De Rosa era stato affidato il compito di coltivare i rapporti con le altre organizzazioni, essendo stato accertato che il clan Giugliano operava in stretta sinergia non solo con la cosca Fabbrocino ma anche con le organizzazioni criminali del territorio acerrano. Quando Giugliano fu arrestato nel covo della sua latitanza furono trovati documenti relativi agli appalti delle opere pubbliche da realizzare nel territorio di Poggiomarino, la firma del programma triennale per le opere pubbliche e appunti contenenti indicazioni per i lavori di allargamento della statale 7 bis per un importo di 70 milioni di euro e di altri 30 milioni per il tratto Terzigno-Poggiomarino. L'organizzazione - secondo la Procura di Napoli - si era ''stabilmente e fortemente incuneata nella vita sociale, economica ed amministrativa della cittadina di Poggiomarino''. Molti i casi di estorsione ai danni di imprenditori della zona costretti da Giugliano a utilizzare il calcestruzzo fornito esclusivamente dalla societa' ora sequestrata. L'organizzazione traeva profitti anche dallo spaccio di droga e dalle rapine in banca. Poteva contare su ''un forte consenso sociale'': fino a quando e' stato latitante, Giugliano contava su ''una rete amplissima di favoreggiatori con comuni cittadini che offrivano la vettura ai familiari del capo per consentire incontri durante i quali il capo clan impartiva ulteriori direttive sulle attivita' criminali''.

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di Redazione
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