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Operazione contro affiliato ai Bidognetti

Camorra, Dia sequestra 13 mln beni al clan dei Casalesi


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Camorra, Dia sequestra 13 mln beni al clan dei Casalesi
27/07/2011, 11:07

La Direzione Investigativa Antimafia di Napoli ha dato esecuzione al decreto di confisca beni, emesso dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, nei confronti di Nicola Verolla, 65enne di Lusciano (CE) per un valore complessivo di circa 13 milioni di euro. Verolla, ora detenuto, e' stato colpito dall'ordinanza di custodia cautelare - emessa nel 2008 dal Gip del Tribunale di Napoli - per i reati di concorso in estorsione, unitamente a Raffaele Bidognetti, a Michele Zagaria ed altri, in danno dell'imprenditore edile Francesco Saverio Emini titolare della Emini Costruzioni, costretto a versare somme di danaro per alcuni lavori edili effettuati a Lusciano e a San Marcellino. Nel corso di servizi di intercettazioni telefoniche sul sodalizio criminoso dei casalesi denominato clan Bidognetti, e' emerso che un negozio di autoricambi a Lusciano, di cui il Verolla era titolare, veniva utilizzato, con il suo evidente consenso, come una delle basi operative del gruppo, sia come luogo di riunione degli affiliati che come ricovero dei componenti del sodalizio feriti da colpi di arma da fuoco, ovvero come base dove venivano condotti, anche con la forza, gli imprenditori sottoposti e da sottoporre ad estorsione.
A Nicola Verolla, detenuto dal 2008 per concorso in estorsione con Raffaele Bidognetti e il super latitante Michele Zagaria, sono stati sottratti quote e beni strumentali di una societa', un terreno intestato alla moglie, Rosa Di Marino, immobili intestati alle loro figlie, quattro case intestate a lui e alla moglie, due negozi, sempre intestati alla moglie, una moto e un'auto Audi 4. Verolla, condannato a 4 anni e interdetto dai pubblici uffici, che dovra' scontare altri due anni di sorveglianza speciale, dopo la detenzione, e' colui che ha preteso il 'pizzo' dall'imprenditore edile, Francesco Saverio Emini, che doveva eseguire lavori tra Lusciano e San Marcellino. Il suo negozio di autoricambi a Lusciano, per gli investigatori e' in realta' una base logistica del clan, luogo di riunioni come indicano le intercettazioni, nel quale si decidono estorsioni, ma anche nascondiglio. Tra i reati in cui e' coinvolto anche omicidi. Proprio nel suo negozio ci fu l'incontro tra l'allora latitante Giuseppe Setola, il super killer del gruppo, il figlio del boss, Francesco, e Aniello Bidognetti.

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di Redazione
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