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Perno dell'operazione l'amante di un imprenditore del clan

Camorra e politica, Sarno: “Patto per eleggere Vito e Bargi”


Camorra e politica, Sarno: “Patto per eleggere Vito e Bargi”
10/10/2009, 16:10

Un intrigo di politica, elezioni, camorra e collusioni nella provincia napoletana. Potrebbe essere il titolo di un film della Wertmuller, ma questa volta stiamo parlando di un’amara realtà. E’ lo scenario descritto da Ciro Sarno, capo dell’omonimo clan e da pochi giorni collaboratore di giustizia. Dichiarazioni ovviamente ancora tutte da verificare, ma che svelano retroscena che, se si verificassero reali, farebbero vedere sotto una nuova luce l’impressionante ascesa della Democrazia Cristiana in un quartiere storicamente di sinistra nelle elezioni del 1992. Ciro Sarno, detto “’o sindaco”, ex boss della camorra di Ponticelli, ha affidato le sue verità ai pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia partenopea, parlando dei voti che portarono al Parlamento ed al Senato gli onorevoli Alfredo Vito e Dino Bargi. Smentisce che l’appoggio a Bargi fosse arrivato dal gruppo di Pasquale Galasso, altro collaboratore di giustizia, ribadendo che, per quelle elezioni, i voti arrivarono dal proprio gruppo.  Quattro pagine di verbale sono state depositate ieri nel corso di un maxiprocesso che si sta celebrando nell’aula bunker di Poggioreale e che vede come imputati esponenti di spicco dei clan Sarno e Panico, le organizzazioni criminali che controllano gli affari illeciti nel quartiere di Ponticelli e a Sant’Anastasia. Due i nomi indicati da Sarno: Vincenzo Furia, imprenditore legato al clan, ed Anna Rea, sua amante. “In occasione delle elezioni politiche del 1992, - racconta ‘o sindaco, - io ero latitante e Furia venne da me con Santo Toscano per dirmi che sponsorizzava Alfredo Vito e Dino Bargi per la loro candidatura alla Camera dei Deputati ed al Senato della Repubblica. Si erano candidati nel collegio che ricomprendeva l’area di Ponticelli e di Barra”. L’imprenditore, secondo il racconto del pentito, avrebbe chiesto di indicare agli affiliati del clan i due candidati per le elezioni, promettendo in cambio favoritismi negli appalti futuri, grazie alle aziende di Furia. A questo punto, nel racconto si fa spazio una donna: Anna Rea, indicata dall’imprenditore come propria amante, “persona che si occupava della campagna elettorale dei due politici”, che Furia avrebbe voluto far incontrare a Sarno di lì a qualche giorno.
Un patto tra politica e camorra, ma più difficile del previsto: non sarebbe stato facile convincere un quartiere praticamente interamente di sinistra a votare ‘nel modo giusto’.  Per farlo, fu necessario un accordo con gli Aprea di Barra, che in cambio ottennero la promessa di una parte degli introiti degli appalti. L’incontro con Anna Rea avvenne dopo una decina di giorni, continua a raccontare Sarno. A Paestum, dove l’ex boss si era spostato, Sarno raggiunse la Rea con Furia e Toscano. “Mi disse di conoscere personalmente il senatore Giulio Andreotti e di essere in ottimi rapporti con molti magistrati. Mi confermò i benefici che avrei tratto dalle forniture di opere pubbliche che sarebbero arrivate nel mio quartiere”. Successivamente ci fu un altro incontro, che si svolse in modo analogo.
Alle elezioni i due candidati furono eletti senza problemi, anche grazie all’appoggio degli Aprea. Vito ottenne 100mila preferenze (“molte delle quali espresse da tutti i gruppi camorristici”), mentre Bargi arrivò alla Camera con un ripescaggio.

Ascoltando le dichiarazioni di Sarno, non si può fare a meno di pensare a ‘quella’ Anna Rea. Raggiunta al telefono dai colleghi del Roma, la segretaria campana della Uil ha smentito qualsiasi coinvolgimento e parla di un caso di omonimia. Del resto, spiega, all’epoca era una trentenne dai capelli tinti di rosso, non poteva essere la “quarantenne dai capelli neri” descritta da Sarno. E ad avvalorare la tesi dell’omonimia, il fatto che ‘o sindaco abbia dichiarato che da quel momento in poi, dell’Anna Rea in questione, non ne aveva più sentito parlare. L’omonima della sindacalista, stando al racconto di Ciro Sarno, avrebbe inoltre intercesso per un trasferimento carcerario. L’ex boss ha raccontato di essere stato arrestato nel giugno del 1992 (poche settimane dopo le elezioni e dopo la strage di via D’Amelio a Palermo) e di essere stato sottoposto al carcere duro prima a Spoleto e dopo circa un mese all’Asinara. Attraverso i suoi familiari, chiese ad Anna Rea di tornare nel carcere di Spoleto. La richiesta non fu esaudita perché la donna “per il clima che si era generato dopo “appaltopoli” e gli scandali della Dc”. Le cose però cambiarono nel 2006, quando Sarno fu posto agli arresti domiciliari. Una decisione che sorprese lo stesso boss, all’epoca già ‘noto’ per diverse condanne ed in quel periodo detenuto per un tentativo di estorsione. “Quando mi spostai a Paestum, dopo un paio di giorni trascorsi a Napoli, - conclude il collaboratore di giustizia, - ricevetti la visita tra gli altri di Santo Toscano il quale mi venne a portare i saluti di Anna Rea e mi aggiunse che costei intendeva farmi sapere che era stata lei ad interessarsi per il mio ritorno a casa”.

Alfredo Vito smentisce qualsiasi contatto con Ciro Sarno, affermando di non conoscere nessuna delle persone citate nei verbali. Nel 1992, spiega, fu eletto grazie all’aiuto di un consigliere comunale della Democrazia Cristiana e di altri militanti del partito. Vito e Bargi furono indagati nei primi anni ‘90 per voto di scambio e rapporti con la criminalità organizzata, ma vennero completamente prosciolti da ogni accusa e non sono attualmente indagati.

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di Nico Falco
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