Cronaca / Nera

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Il clan imponeva calcestruzzo scadente alle imprese

Camorra ed edilizia, sequestrato il cementificio dei Polverino


Camorra ed edilizia, sequestrato il cementificio dei Polverino
18/05/2009, 19:05

Troppo rischioso andare ogni mese a ritirare la tangente, meglio intascare il denaro con altri sistemi. Questo i clan lo hanno capito da anni, e le indagini lo confermano. Come quella portata avanti dalla Direzione distrettuale Antimafia, che ha evidenziato come i clan imponessero a moltissime aziende la vendita di calcestruzzo scadente. A far luce sul commercio illecito, i carabinieri del Comando provinciale di Napoli che hanno posto sotto sequestro beni per un valore di circa 2 milioni di euro riconducibili al clan Polverino, storicamente attivo nell’area del quartiere Pianura e zone limitrofe, tra Marano e Quarto.

Il provvedimento riguarda le quote della società ‘dipendenti Cafa 90’ di Marano; l’azienda di produzione di calcestruzzo di pertinenza della società, compresi mobili e immobili; un terreno di 17mila metri quadrati sul quale sorge l’azienda; 15 autocarri-betoniere oltre a conti correnti e depositi titoli.

Le indagini sono partite quando un imprenditore edile napoletano, che si riforniva dalla società sequestrata, fu ferito a colpi d’arma da fuoco. Alla base di tutto, la scelta di cambiare fornitore. L’uomo si era accorto che il calcestruzzo acquistato era di pessima qualità e non era conforme agli standard previsti dalla normativa antisismica ed aveva deciso di rivolgersi altrove; per questo comportamento, visto come uno sgarro, venne gambizzato.

Particolare che ha calamitato l’attenzione degli inquirenti, il fatto che l’azienda sorge nei locali che un tempo erano occupati dalla “Cafa 90 srl”, a suo tempo sottoposta a sequestro dal Tribunale di Napoli in quanto ritenuta riconducibile al boss Giuseppe Polverino, capo dell’omonimo clan. Nel corso delle indagini è emerso che il contratto di locazione del terreno sul quale sorge lo stabilimento, a suo tempo preso in sub-locazione dalla Cafa 90 e di proprietà di Gaetano Montalto, non era mai stato rinnovato pur essendo scaduto da tempo. Montalto, da atti giudiziari, risultava molto vicino al capoclan ed a lui legato anche da un rapporto di parentela, essendo il cognato. Fu condannato in primo ed in secondo grado per associazione camorristica perché ritenuto un ‘testa di legno’, ovvero il classico insospettabile al quale intestare proprietà per evitare controlli da parte delle forze dell’ordine. In questo caso, Polverino si serviva dell’uomo manovrando i fili nel buio, cercando di accaparrarsi il controllo dell’edilizia nella zona di Marano e di Quarto.

Montalto inoltre, come dichiarato dai collaboratori di giustizia, era legato da un profondo rapporto di amicizia anche a Lorenzo Nuvoletta, capo dell’omonimo clan, che per anni a lui si era affidato per gli interessi nel settore edile. Successivamente suo genero, Raffaele Credentino, aveva preso il suo posto presso i Nuvoletta.

Gli eredi del suolo, dal 1995 fino ad oggi, non hanno mai chiesto di stipulare un nuovo contratto, subendo, apparentemente, un cospicuo danno economico non ottenendo gli introiti del fitto. Anche questa sarebbe, secondo i carabinieri, una prova che in realtà a cambiare era stato soltanto il nome della società, ma che su quell’area era ancora attiva la ditta dei Polverino. Unica differenza, il prestanome: invece di Gaetano Montalto, adesso figuravano i dipendenti, che, come scrive in una note il procuratore di Napoli, Giandomenico Lepore, “costituiscono uno schermo dietro il quale si nasconde l’attività svolta ancora oggi, verosimilmente, da Montalto per conto del clan Polverino”.

Il business dei Polverino non si limitava solo ad imporre il calcestruzzo scadente. Gli uomini del clan avevano anche fatto in modo di liberarsi di concorrenti scomodi, divenendo ancora di più unico riferimento sulla zona. Un atteggiamento, scrive ancora Lepore, perpetrato “grazie al clima di omertà e di intimidazione imposto dal clan Polverino sul territorio di Marano e su tutta l’aria flegrea, consolidando un monopolio nel settore del calcestruzzo che dura da circa 20 anni, iniziato dalla famiglia Nuvoletta”.

Quantificare il business è impossibile. Non è dato sapere quanto denaro porti questo sistema nelle casse del clan, si può solo farsene un’idea partendo dal presupposto che in quella zona tutto ciò che gravita intorno al mattone deve passare per le mani dei Polverino: i nuovi cantieri sono monitorati, così come qualsiasi opera realizzata, grande o piccola, abusiva o lecita.

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di Nico Falco
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