Cronaca / Sangue

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In manette il gotha del clan: 12 ordinanze di custodia

Camorra: i Bocchetti dietro il duplice omicidio dei Sacco


Camorra: i Bocchetti dietro il duplice omicidio dei Sacco
04/12/2009, 18:12

NAPOLI – Dodici esponenti di vertice del clan Bocchetti sono stati arrestati questa notte, in esecuzione di un provvedimento di fermo emesso dalla Dda di Napoli. Il provvedimento è stato emesso dopo il duplice omicidio di Gennaro e Carmine Sacco, avvenuto il 24 novembre scorso a San Pietro a Patierno: per gli inquirenti la decisione di decapitare il clan Sacco è arrivata dagli stessi alleati, i Bocchetti, che non approvavano le scelte di Gennaro Sacco e volevano frenare la sua ascesa.

I fermati di stanotte sono tutti di San Pietro a Patierno e Secondigliano. Tra gli arrestati figura anche Costanzo Apice, già detenuto per l’omicidio di Mariano Bacioterracino, nipote acquisito di Gennaro Sacco e secondo gli inquirenti inserito a pieno titolo nell’organizzazione criminale. Agli indagati sono contestati i reati di associazione per delinquere di stampo camorristico e traffico di sostanze stupefacenti. Uno dei 12 arrestati ha cercato di scappare a bordo di una Smart e gli agenti hanno esploso alcuni colpi di pistola per fermarlo. Un altro è salito a bordo di una potente automobile e si è dato alla fuga, ma è stato bloccato dalla polizia stradale all’imbocco dell’autostrada Napoli-Roma. La maggior parte degli arrestati è stata bloccata in abitazioni di appoggio: gli inquirenti hanno accertato che molti esponenti del clan avevano abbandonato le proprie abitazioni proprio dopo il duplice omicidio Sacco.

Antonio Zaccano, elemento di spicco del clan Bocchetti, è riuscito a sfuggire al blitz. Tra i fermati figura anche Ciro Bocchetti, fratello di Gaetano e Vincenzo, entrambi detenuti. Ciro Bocchetti è stato arrestato mentre tornava da un colloquio con il fratello Gaetano, detenuto a Padova; a bordo di una Audi 5 con tremila di cilindrata, è stato inseguito e fermato al casello di Napoli Nord. Dei Bocchetti resta libero solo un quarto fratello, Mario. “Si è voluto intervenire tempestivamente per evitare stravolgimenti nelle organizzazioni criminali della città”, ha sottolineato Vittorio Pisani, capo della Squadra Mobile di Napoli. Gli inquirenti ritengono che dalle indagini sui traffici del clan Bocchetti possa emergere anche la verità sul duplice omicidio di San Pietro a Patierno.

DISSAPORI TRA I SACCO E I BOCCHETTI
Al momento, gli inquirenti ritengono che la morte di Gennaro Sacco e del figlio Carmine sia stata decisa dal clan loro alleato, dopo diverse scelte del boss. L’alleanza tra il clan Sacco ed i Bocchetti, nata nel 1997, ha rischiato di crollare per via delle scelte di Gennaro Sacco, che si sarebbe legato al clan Lo Russo di Secondigliano, agli Scissionisti di Scampia ed ai Moccia di Afragola. Decisioni prese senza consultarsi con i Bocchetti. Altri malumori, ritengono gli inquirenti, sarebbero nati per la gestione dei ricavati dei traffici illeciti: Carmine Sacco sarebbe stato accusato dagli altri componenti del clan di aver trattenuto parte delle somme destinate ai detenuti. Ennesimo punto di rottura, la paura dei Bocchetti che i Sacco potessero accrescere troppo il proprio profilo criminale: se già l’alleanza con i Lo Russo, con gli Scissionisti e con i Moccia avevano rinsaldato il potere del clan, i rapporti con Marco Mariano (da poco scarcerato, secondo gli investigatori intenzionato a riprendere il potere sui Quartieri Spagnoli) e con Luigi Cimmino (anche lui da poco uscito dal carcere) avrebbero reso Gennaro Sacco un elemento troppo forte. Con Gennaro Sacco, ai vertici del clan dal 1997, si stava abbandonando la tradizionale vicinanza alle famiglie camorristiche dei Contini-Mallardo-Licciardi.

IL DUPLICE OMICIDIO DI GENNARO E CARMINE SACCO
La goccia che ha fatto traboccare il vaso potrebbe essere stata l’omicidio di Mariano Bacioterracino, il rapinatore ucciso l’11 maggio scorso al rione Sanità. Il filmato dell’agguato, ripreso dalle telecamere di sorveglianza, è stato diffuso dalla Procura di Napoli. Per quell’omicidio è stato arrestato Costanzo Apice, nipote di Gennaro Sacco. Mariano Bacioterracino, 33 anni fa, era stato indagato (e poi assolto) per l’omicidio di Gennaro Moccia, capo storico della camorra di Afragola. Le altre persone individuate come presunti sicari, anche se assolte dalla giustizia, erano state uccise in agguati. Restava solo Bacioterracino. Gli inquirenti ritengono che, proprio in virtù dell’alleanza tra i Sacco ed i Moccia, siano stati questi ultimi a chiedere il ‘favore’ al clan di San Pietro a Patierno di eliminare per vendetta il rapinatore. Un omicidio su commissione, ordinato da un altro clan; ancora un’altra decisione importante presa senza il consenso dei Bocchetti.

Gennaro Sacco e suo figlio Carmine sono stati raggiunti dai sicari il 24 novembre scorso a San Pietro a Patierno, in via Masseria, all’angolo con via Gagarin. Il boss, colpito alla testa, è morto sul colpo. Il figlio ha cercato di scappare, ma i killer lo hanno inseguito e, quando ha perso il controllo del mezzo, gli hanno sparato. Carmine Sacco è morto poco dopo il suo arrivo all’ospedale San Giovanni Bosco.
La vicinanza dei Sacco-Bocchetti ai Moccia di Afragola, voluta da Gennaro Sacco ma non approvata dai Bocchetti, è confermata in un colloquio telefonico ascoltato dagli investigatori. “Che tenimmo a che vede’ con questi afragolesi, che ce trase dint’a sacca” (“Che abbiamo a che vedere con questi di Afragola, cosa ci guadagnamo”), discutono alcuni affiliati dei Bocchetti. Altre lamentele contro i Sacco si sentono anche in una telefonata tra Ciro Bocchetti e Antonio Zaccaro: “La famiglia siamo noi”, dice il primo.

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di Nico Falco
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